Bassetti: la politica metta al primo posto l’accesso alle cure palliative

In un’intervista ad Avvenire, il presidente della Cei torna sul caso Lambert. «Idratazione e nutrizione assistite sostegni vitali». Aiuto al suicidio, «differenziare ma non depenalizzare»

«Attraverso la strumentalizzazione delle lacerazioni di una famiglia, si è nutrita la confusione, spacciando la vicenda di Lambert come quella di una persona in fin di vita. Non lo era, come del resto molte altre persone dette in stato vegetativo o anche di minima coscienza». Lo sottolinea Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, in una intervista rilasciata ad Avvenire.

«Idratazione e nutrizione assistite non possono essere considerate trattamenti sanitari, ma sostegni vitali, cioè una forma di accudimento», aggiunge il porporato. Una vicenda con delle risonanze anche in Italia, dove sei associazioni cattoliche si sono espresse contro l’eutanasia e la sua introduzione nell’ordinamento italiano. «La preoccupazione manifestata da tanti laici, anche di diversa sensibilità, mi auguro che possa contribuire al dibattito pubblico e a far maturare un giudizio preciso – sostiene il cardinale -. Su temi che riguardano tutti il contributo culturale dei cattolici è non solo doveroso ma anche atteso da una società che cerca punti di riferimento. Ci è chiesto di saper andare oltre la pura testimonianza, per saper dare ragione di quello che sosteniamo».

Bassetti, a proposito del dibattito in Italia su alcuni disegni di legge in discussione alla Camera, si dice «allarmato per quel che potrebbe significare per noi tutti accettare che si possa legittimamente aiutare qualcuno a morire. Provo un profondo turbamento di fronte alla possibilità che anche nel nostro Paese si aprano le porte all’aiuto al suicidio, tramite una legge o attraverso le sentenze di tribunali ordinari o della Corte Costituzionale. Sulla questione pende, come noto, una decisione della Consulta che si riunirà il 24 settembre, a meno che il Parlamento non si pronunci al riguardo, ad esempio intervenendo sull’articolo 580 del Codice penale soltanto per differenziare e attenuare – non depenalizzare! – in alcuni casi la previsione sanzionatoria all’aiuto al suicidio».

«Non è necessario essere credenti – aggiunge Bassetti – per riconoscersi membri di quella grande comunità che è l’umanità, dove ogni uomo ha lo stesso valore e la stessa dignità, a prescindere dalle condizioni in cui si trova. Perdere questo orizzonte potrebbe significare aprire a qualsiasi facilitazione di morte procurata per legge, anche depenalizzandone l’aiuto. Siamo contrari, e non serve essere credenti per questo. Chi soffre – afferma il cardinale – non ha bisogno di qualcuno che gli indichi l’uscita di sicurezza verso la morte ma di essere sostenuto, aiutato, ascoltato, mai lasciato solo».

Quindi, un’esortazione dal presidente della Cei alla politica affinché «metta al primo posto un concreto accesso per tutti a cure adeguate, a partire da quelle palliative e dalla terapia del dolore». Una richiesta che nasce da una considerazione: «L’esperienza e i dati ci dicono che, laddove cure palliative e terapia del dolore sono offerte con competenza e umanità – come accade in tanti hospice – nessuno chiede di essere ucciso. Quella dell’accesso alle cure è forse la più odiosa fra le diseguaglianze, perché colpisce i più deboli e i più fragili».

15 luglio 2019