Bassetti: Livatino, «gigante della verità»

Il presidente Cei alla presentazione del docu-film sul magistrato che sarà beatificato il 9 maggio ad Agrigento. «Ha incarnato il Vangelo delle Beatitudini»

C’era anche il cardinale presidente della Cei Gualtiero Bassetti questa mattina, 6 maggio, nella sede del Consiglio superiore della magistratura, a Roma, alla presentazione del docu-film di Tv2000 sulla vita di Rosario Livatino, il giudice ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990, che domenica prossima, 9 maggio, sarà proclamato beato ad Agrigento. «La malavita organizzata – la possiamo chiamare mafia, camorra, stidda – non è una criminalità comune ma è un’organizzazione feroce e, al tempo stesso, una forma di ateismo che si colora di tinte neopagane e di blasfeme citazioni cristiane», ha osservato il porporato. Quindi, ricordando le parole dei pontefici sulle organizzazioni malavitose, da Papa Wojtyla ad Agrigento nel ’93 a Papa Francesco a Sibari nel 2014, ha ribadito che «la malavita è inequivocabilmente fonte di morte: morte della società, morte del territorio, morte dell’anima delle persone».

Per realizzare i loro progetti, ha proseguito ancora il presidente Cei, «le organizzazioni criminali creano un clima di paura che sfrutta la miseria e la disoccupazione, la disperazione sociale e l’assenza della certezza del diritto. Proprio per questo – ha aggiunto – è assolutamente necessaria la presenza dello Stato». Una «forte, autorevole e soprattutto educativa. Come quella di Rosario Livatino». Dalle sue parole, è l’analisi di Bassetti, traspare il profilo di un «appassionato difensore della legalità e della libertà di questo Paese. Un autentico rappresentante delle istituzioni che è riuscito a incarnare la certezza del diritto e anche la cultura morale dell’Italia profonda: di quell’Italia che non si arrende alle ingiustizie e alle prevaricazioni, e che non cede agli ignavi e a coloro che si adeguano allo status quo: anche quando lo status quo è rappresentato dalla mafia». In sintesi, «un gigante della verità, un uomo che ha incarnato il Vangelo delle Beatitudini perché egli aveva “fame e sete di giustizia”». Chiara, nelle parole del cardinale, la sua eredità: «Con la mafia non si convive! Fra la mafia e il Vangelo non può esserci alcuna convivenza o tantomeno connivenza. Non può esserci alcun contatto né alcun deprecabile inchino».

6 maggio 2021