Bassetti: «Pastorale ordinaria non basta per i sogni dei giovani»

Il cardinale è intervenuto a un incontro dell’Azione cattolica: «Il racconto dei padri sinodali sulla condizione dei giovani africani è stato sconvolgente»

Anche se i giovani non hanno ancora preso la parola, il dibattito al Sinodo è già entrato nel vivo. Lo ha ricordato ieri sera (4 ottobre), al termine di una giornata molto intensa, il cardinale Gualtiero Bassetti, intervenuto presso la sede dell’Azione cattolica alla presentazione del libro “Sogna, scegli, vivi” per il quale ha firmato la prefazione. Il volumetto, scritto da Luisa Alfarano e Michele Tridente, vicepresidenti del settore Giovani e responsabili del coordinamento del Forum internazionale di Ac, rappresenta un contributo dell’associazione all’assemblea sinodale, che vede tra i partecipanti anche l’assistente nazionale, monsignor Sigismondi, e due ragazzi, Gioele e Margherita, in qualità di uditori. Tutti erano presenti all’incontro, insieme ai vescovi assistenti ecclesiastici di Ac in Spagna e Argentina, a numerosi ragazzi dell’associazione provenienti anche da Romania e Malta, e a due padri sinodali di Ruanda e Burundi.

«Le cose venute fuori stasera nell’aula del Sinodo – ha raccontato il presidente della Cei – mi hanno sconvolto. Ma l’alba viene». A cosa si è riferito? Bassetti lo ha spiegato a margine dialogando con i giornalisti: «Al racconto dei padri sulla condizione dei giovani, soprattutto in Africa: guerra, fame, torture, abbandono, droga, prostituzione… Certo, sono cose risapute. Ma un conto è apprenderle dalla televisione, un altro sentirle dalla voce dei confratelli vescovi con le lacrime agli occhi».

Però il cardinale ha voluto dare «motivi di speranza» perché «se il Sinodo rimane a livello di poche centinaia di persone si va poco lontano. Invece deve essere uno stimolo perché ogni diocesi si muova in questo senso». Ed ha raccontato l’esperienza, 25 anni fa, del vescovo di Livorno, monsignor Ablondi, che con la sua «grande capacità di dialogo» riuscì a coinvolgere «giovani che non sapevano nemmeno dov’era la loro parrocchia». Una iniziativa analoga a quella appena avviata «a Faenza, dove sono stato la settimana scorsa. Sono stati mandati 250 animatori e catechisti a “stanare” tutti i giovani. Certo, parliamo di una diocesi di 110.000 abitanti. Ma serviranno iniziative simili per dare seguito a questo Sinodo – ha aggiunto il cardinale -. E sono sicuro, perché un po’ lo conosco, che il primo a farci qualche sorpresa sarà il Papa». Anche per questo il presidente della Cei ha detto di avere «una gran paura, perché, se vivrò un altro po’, dovrò prendermi tante responsabilità. La pastorale ordinaria non basta più. Nei ragazzi ci sono sogni grandi».

E proprio partendo da qui il cardinale ha voluto lasciare tre “suggestioni”. «I sogni – ha detto rivolgendosi ai ragazzi presenti – sono la cosa più importante. Sarebbe molto triste se ai vostri sogni nessuno rispondesse, se gli adulti li lasciassero cadere». Riferendosi poi al capitolo 21 del libro di Isaia, ha aggiunto che «molti dei vostri sogni sono immersi nella notte ma nessuno sa dire quanto resta della notte. Però l’alba viene. Non solo da parte di Dio: la dobbiamo costruire insieme». La seconda suggestione Bassetti l’ha tratta dal “Piccolo principe” in cui si parla di «suscitare la nostalgia del mare. Noi e voi dobbiamo alimentare questa nostalgia» di bello. Infine, il cardinale ha ribadito che «noi adulti siamo chiamati a intercettare le vostre tracce e i vostri sogni non solo perché ne avete bisogno voi ma perché il nostro cuore non invecchi».

Il porporato ha raccontato anche il clima che si respira nell’aula. «I giovani non sono ancora intervenuti ma si vede che sono partecipi, alcuni interventi li toccano dentro e reagiscono come sanno reagire loro. Non c’è una Chiesa discente e una docente: è una scuola dove tutti ci formiamo e il primo a prestare grande attenzione è il Papa, intervenuto “fuori campo” per commentare tre parole» (due delle quali, si è saputo a margine dell’incontro, sono state “ascolto” e “Chiesa empatica”).

«Prima dei progetti pastorali – ha invece affermato Tridente – chiediamo di riconoscere il desiderio di impegno e protagonismo dei giovani. Siamo la generazione più etichettata della storia: millennials, sdraiati, bamboccioni… Certo, siamo sfiduciati e disillusi dalle istituzioni politiche ma non meno desiderosi di impegnarci nella costruzione del bene comune». «Pretendiamo ascolto senza pregiudizi – gli ha fatto eco Luisa Alfarano -. Vogliamo essere ascoltati e accompagnati. Pretendiamo che la Chiesa ci guardi negli occhi e si renda conto dello stato di salute della nostra fede: solo se curiamo la nostra vita spirituale riusciremo a rilanciare i nostri sogni lasciati a metà o abbandonati».

5 ottobre 2018