Brexit, Johnson perde la maggioranza per un deputato

È Philip Lee, che ha lasciato i Tory mentre il premier parlava. La sua defezione non determina la caduta automatica del governo, per la quale serve voto di sfiducia

Per un voto, il premier britannico Boris Johnson ha perso ieri, 3 settembre, la maggioranza nella Camera dei Comuni. Philip Lee, 48 anni, ex medico, rugbista e da sempre pro Ue, ha lasciato i Tory per raggiungere i Lib-Dem, ossia i liberaldemocratici: lo ha twittato un giornalista della testata “Politics”, in cui ha descritto così la scena: «Mentre Johnson stava parlando, Philip Lee si è alzato e ha attraversato la Camera dei Comuni, per sedersi coi Lib Dem (in alto a destra)». La defezione del deputato tuttavia non determina la caduta automatica del governo, per la quale serve un voto di sfiducia.

Successivamente, in un comunicato diffuso dalla stampa locale, Philip Lee ha spiegato: «Oltre 27 anni fa mi sono unito al Partito conservatore. Il partito che lascio oggi non è quello del 1992». Quindi ha aggiunto: «Il governo conservatore di oggi sta perseguendo in modo aggressivo una Brexit dannosa e senza principi. Mette a rischio inutilmente delle vite e dei mezzi di sussistenza, oltre a minacciare pericolosamente l’integrità del Regno Unito. Più in generale, sta minando l’economia, la democrazia e il ruolo del nostro Paese nel mondo. Inoltre impiega la manipolazione politica, il bullismo e le menzogne. E sta facendo queste cose in modo deliberato e ponderato. Ecco perché oggi – prosegue l’ex deputato tory – mi unisco a Jo Swinson e ai liberaldemocratici, che ritengo siano nella posizione migliore per costituire quella forza politica unificante e stimolante necessaria per superare le nostre divisioni, impiegare al meglio i nostri talenti, attrezzarci per cogliere le opportunità e superare le sfide che affrontiamo come società e lasciare alle future generazioni un Paese e un mondo migliori».

Ha suscitato molte polemiche la decisione di Boris Johnson di bloccare i lavori del Parlamento fino al 14 ottobre per impedire un ulteriore rinvio della Brexit, fissata al 31 ottobre. Intanto ha incassato il sì dei parlamentari una legge per fermare l’uscita dall’Ue senza accordo

4 settembre 2019