Bullismo, «vittima un ragazzo su due»: Istat verso una nuova indagine

Il presidente Blangiardo porta i risultati di una ricerca alla Commissione parlamentare infanzia e adolescenza. Più vittime fra le ragazze

Più del 50 per cento dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni ha subito episodi di bullismo nei 12 mesi precedenti all’intervista. Lo ha detto ieri, 27 marzo, il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo davanti alla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza nell’ambito dell’indagine conoscitiva su bullismo e cyberbulismo. La fotografia scattata dal presidente dell’Istituto nazionale di statistica e basata su dati elaborati a partire dal 2014 mostra che un adolescente su cinque, il 19,8 per cento, dichiara di aver subito azioni tipiche di bullismo una o più volte al mese. In circa la metà di questi casi (9,1 per cento) ciò avviene una o più volte a settimana. Un confronto fra i sessi mostra una prima differenza sostanziale: oltre il 55 per cento delle giovani 11-17enni è stata oggetto di prepotenze qualche volta nell’anno, contro il 49,9 per cento dei loro coetanei maschi. Mentre per il 20,9 per cento delle ragazze le vessazioni hanno avuto almeno una cadenza mensile (il 18,8 per cento per i maschi). Il 9,9 per cento delle ragazze subisce atti di bullismo una o più volte a settimana, contro l’8,5 per cento dei maschi.

Una frattura avviene anche a livello geografico fra le diverse zone d’Italia e fra i diversi contesti urbani e non: Blangiardo ha parlato di azioni vessatorie più frequenti nel nord del Paese, dove le vittime di atti di bullismo rappresentano il 23 per cento degli adolescenti in quella fascia di età (24,5 per cento nel nord-est, 21,9 per cento nel nord-ovest). E considerando anche le azioni avvenute sporadicamente, solo qualche volta nell’anno, oltre il 57 per cento dei ragazzi settentrionali ha subito prepotenze nel corso dell’anno precedente l’intervista dell’Istat. Una quota inferiore al centro (50 per cento) e nel Mezzogiorno. Tra i ragazzi che vivono in zone poco o per nulla disagiate si registra la quota più bassa di ragazzi e adolescenti che hanno subito atti prevaricatori da parte di coetanei, il 50,3 per cento. Percentuale che sale a quota 55,4 per cento tra coloro che vivono in zone molto disagiate, dove si registra anche la quota più elevata di vittime “abituali” (23,3 per cento) che subiscono atti di bullismo almeno una volta al mese. Le reazioni alle violenze sono diverse: quasi la totalità delle ragazze ritiene utile rivolgersi ai genitori o agli insegnanti per chiedere aiuto, mentre fra i ragazzi a farla da padrone è quella che il presidente Istat definisce «indifferenza come strumento di difesa»: il 43,7 per cento ritiene sia meglio cercare di evitare la situazione, il 29 per cento che occorra lasciar perdere facendo finta di nulla e il 25,3 per cento di provare a riderci sopra.

Un capitolo della relazione di Gian Caarlo Blangiardo è dedicato al “bullismo fra le seconde generazioni”, figlio di un’indagine condotta da Istat nel 2015 nelle scuole secondarie di primo e secondo grado sull’integrazione dei ragazzi stranieri, intervistati con una batteria di domande, poi confrontate con le risposte di un gruppo di controllo di ragazzi italiani. «I ragazzi stranieri subiscono in misura relativamente maggiore episodi di bullismo rispetto agli italiani – afferma Blangiardo -. La quota di coloro che hanno sperimentato almeno un episodio offensivo non rispettoso o violento da parte di altri ragazzi nell’ultimo mese è del 17 per cento più elevata di quella riscontrata per il gruppo di controllo di studenti italiani». Le vittime più esposte appartengono alle comunità di filippini (42 per cento in più rispetto agli italiani), cinesi (32 per cento in più rispetto agli italiani), e gli indiani (27 per cento in più rispetto agli italiani), mentre i più “protetti” dal fenomeno provengono da famiglie albanesi e ucraine. Nelle scuole secondarie di primo grado l’Istat registra una differenza più ampia tra italiani e stranieri. Gli stranieri che hanno subito episodi di bullismo nelle secondarie di primo grado sono il 18 per cento in più, rispetto ai coetanei italiani mentre in quelle di secondo grado la differenza scende al 12 per cento. Per tutti gli ordini di scuola invece i maschi stranieri mettono in luce uno svantaggio rispetto a quanto registrato tra le ragazze straniere e italiane. In generale la quota di ragazze straniere che subiscono episodi di bullismo è del 13 per cento più elevata rispetto a quella delle coetanee italiane. Per i maschi stranieri la differenza con gli italiani è del 20 per cento.

L’Istituto nazionale di statistica ha anche fatto sapere ai parlamentari delle commissione che sta progettando una nuova indagine su bambini e ragazzi, con l’obiettivo generale di acquisire informazioni su alcune tematiche emergenti come quelle delle discriminazioni e del bullismo. La vita scolastica sarà un tema centrale del questionario ma si dedicherà attenzione anche ad altri aspetti relativi alla famiglia, al tempo libero, alle relazioni con i pari, le aspettative per il futuro e le nuove forme di partecipazione e relazione sociale sperimentate dalla “I-generation” attraverso l’uso dei social media oltre al tema, già affrontato in passato, della cittadinanza che sarà approfondito con un approccio volto a studiare il senso civico e di appartenenza delle nuove generazioni. (Francesco Floris)

28 marzo 2019