Carceri, associazioni chiedono misure per prevenire contagio da coronavirus

Il documento congiunto indirizzato al governo: «Non bastano presidi sanitari, occorrono provvedimenti coraggiosi e decisi a tutela di tutti»

Mettere in campo «con urgenza e senza esitazioni» dei provvedimenti che consentano di affrontare in maniera adeguata e nei tempi necessari il rischio del diffondersi del contagio da Covid 19 in carcere. È la richiesta indirizzata al governo dalle associazioni del mondo cattolico impegnate in carcere: insieme ai cappellani degli istituti penitenziari di Roma e all’ispettore generale dei cappellani penitenziari, l’Associazione volontari in carcere della Caritas diocesana di Roma, la Comunità di Sant’Egidio, il Seac. E ancora, Vo.Re.Co., Sesta Città rifugio e i gruppi di Volontariato vincenziano.

Secondo i firmatari del documento, «occorre fare uscire le persone fragili e chi ha un fine pena breve, ampliando la detenzione domiciliare speciale per liberare spazi all’interno degli istituti di pena, in un momento in cui – osservano – lo spazio è essenziale per fermare la diffusione dell’epidemia». La convinzione è che non bastano i presidi sanitari: in un luogo chiuso come il carcere, «occorrono provvedimenti coraggiosi e decisi a tutela di tutti».

17 marzo 2020