Caritas, all’Ostello “Don Luigi Di Liegro” 67 ospiti positivi al Covid-19

Attualmente presenti in 29, 19 dei quali positivi e in attesa di trasferimento. Il direttore don Ambarus: «Urgente un Piano di emergenza per i mesi invernali»

Su un totale di 80 persone accolte, sono saliti a 67 gli ospiti dell’Ostello della Caritas diocesana intitolato a “Don Luigi Di Liegro” risultati positivi al Covid-19. «Dall’8 ottobre, giorno in cui è stato effettuato il primo tampone, sono stati molte le persone trasferite negli hotel Covid predisposti dalla Regione Lazio – informano dall’organismo pastorale diocesano -. Attualmente sono presenti in Ostello 29 ospiti, 19 dei quali positivi e in attesa di trasferimento. Molti di coloro che erano malati stanno invece per essere dimessi dalle strutture sanitarie regionali ed hanno bisogno di accoglienza».

Dopo un incontro con il prefetto di Roma Matteo Piantedosi, il direttore della Caritas diocesana di Roma don Benoni Ambarus torna a lanciare un appello alle istituzioni, a cominciare dal Comune di Roma, affinché venga approntato quanto prima un Piano di emergenza per i mesi invernali. «L’anno scorso come Caritas di Roma avevamo predisposto una struttura di emergenza per il Piano freddo con 72 posti, che quest’anno volevamo portare a 100. Altri 70 posti erano garantiti dall’accoglienza fatta nelle parrocchie. Quest’anno per poterlo attuare – prosegue – abbiamo bisogno di una struttura dove si faccia una pre-accoglienza per l’isolamento e i tamponi. Senza struttura d’isolamento salta tutto, non solo per la Caritas, e siamo già molto in ritardo».

I primi casi di positività nell’Ostello, alla Stazione Termini, risalgono al 13 ottobre; immediatamente, la Caritas aveva annunciano la sospensione dell’attività ordinaria, per garantire la sicurezza degli ospiti, degli operatori e dei volontari. Contestualmente, era stato diffuso anche l’appello a «una sollecita presa in carico totale degli ospiti contagiati da parte delle istituzioni in quanto il loro stato di salute non è compatibile con la permanenza nella struttura». Già dal 5 ottobre era stato segnalato alla Asl un primo ricovero di un ospite e la comunicazione della sua positività al Covid, attivando un sistema di tracciamento dei contatti e a un primo screening, a partire del 6 ottobre, degli 80 ospiti presenti nella struttura: 23 sono risultati positivi al tampone Covid-19, con loro anche 2 operatori; 5 ospiti con vari sintomi sono stati ricoverati per sospetto Covid.

«Purtroppo – riferiscono dalla Caritas – il trasferimento delle persone positive è avvenuto con estrema lentezza (nella prima fase solo 4, il 13 ottobre) per indisponibilità di posti nelle strutture per l’isolamento». Il risultato: «Nonostante gli sforzi, con il prezioso aiuto della Croce Rossa, di separazione delle persone in aree diverse dell’Ostello, che strutturalmente non permette tale possibilità, al secondo screening effettuato il 16 ottobre altri 25 ospiti si sono “positivizzati” e solo il 20 ottobre sono iniziati i trasferimenti presso 4 strutture per Covid positivi mentre dal 21 al 23 ottobre sono state trasferite altre 25 persone a Casa tra noi, struttura appena aperta, specificatamente per senza dimora, che, sono spesso portatori di più fragilità. Questi ritardi – il rilievo della Caritas – hanno però mantenuto per diverso tempo una promiscuità all’Ostello e ciò ha prodotto altri positivi al terzo screening (26 ottobre): altri 19 ospiti dei 29 rimasti che attualmente sono in fase (speriamo) di trasferimento. Nessun operatore si è infettato nello stesso periodo».

Attualmente dunque 39 degli ospiti dell’Ostello sono accolti in strutture d’isolamento messe a disposizione dalle istituzioni, 4 sono ancora ricoverati – «di cui uno in gravissime condizioni anche per patologie pregresse e sovrapposte» – e 5 sono stati i dimessi e poi trasferiti in strutture d’accoglienza protette. Il problema attuale, evidenziano ancora dalla Caritas, è «la necessità di accoglienza di persone che si sono nel frattempo negativizzate, che necessitano di lasciare gli alberghi Covid+ e che però non possono essere accolte in Ostello se permangono le persone positive». Oltre al tracciamento dei contatti stretti e a test immediati, «per questa popolazione è fondamentale il trasferimento tempestivo delle persone positive in strutture specifiche, come previsto per l’intera popolazione che non può gestire un isolamento domestico, per realizzare un efficace isolamento ed evitare, come purtroppo è successo, che si creino dei clusters “iatrogeni”». Ancora, è «improcrastinabile» l’attivazione di «”strutture ponte” per garantire nuove accoglienze in sicurezza, se vogliamo tutelare non solo queste persone particolarmente fragili ma l’intera popolazione».

29 ottobre 2020