Centro Astalli: «Ora più che mai dobbiamo accompagnarci reciprocamente»

Il presidente padre Camillo Ripamonti scrive a consigli direttivi, soci, operatori, volontari, benefattori e migranti: «Responsabilità, prudenza e umanità»

Il presidente del Centro Astalli padre Camillo Ripamonti scrive a presidenti, consigli direttivi, soci, operatori, volontari, benefattori e migranti nelle varie sedi territoriali in Italia, per esprimere «la mia vicinanza a tutti voi in questo momento così particolare della nostra vita associativa al servizio dei rifugiati, per esprimere il mio grazie più sincero a tutti». Parla di «fragilità e vulnerabilità», il gesuita, che rendono più complesso mettersi a servizio; «ma forse è proprio questa vulnerabilità e fragilità che abita tutti ci pone in modo ancora più intimo a fianco di chi serviamo, poveri coi poveri», prosegue.

L’emergenza sanitaria di questi giorni, osserva padre Ripamonti, «richiede da parte di tutti, ma in particolare da parte nostra, che a diversi livelli siamo a servizio dei rifugiati un’assunzione di responsabilità che sappia mettere insieme rispetto delle indicazioni delle autorità sanitarie e istituzionali competenti, prudenza e umanità». Componenti che devono necessariamente andare insieme. «Occorre, in modo rigoroso, rispettare le indicazioni delle autorità sanitarie per poter continuare con prudenza e umanità il servizio che svolgiamo alle persone che fanno parte di alcune delle fasce più deboli della società», le parole del presidente del Centro Astalli. Molti di loro, prosegue, «hanno vissuto gravi epidemie e situazioni di emergenza e quindi, come vi sarete già accorti, sono molto sensibili al momento che viviamo, ma al tempo stesso temono di poter rivivere situazioni che sono state drammatiche nella loro esistenza. Ora più che mai – conclude Ripamonti – dobbiamo accompagnarci reciprocamente».

Da ultimo, il ricordo di padre Arrupe, che oggi «ci incoraggerebbe in questo cammino a compiere ogni passo con discernimento attento e so per certo che ci accompagna senza mai lasciarci. L’intercessione di Pedro Arrupe – è l’auspicio del gesuita – possa permetterci di superare il momento presente prendendo sempre le decisioni migliori».

11 marzo 2020