Charlie Gard, il 13 luglio nuova udienza davanti all’Alta Corte

Il caso del piccolo londinese affetto da una rara patologia mitocondriale torna davanti al giudice, con «nuove e incoraggianti prove». La campagna sul web

Si è riunita nel pomeriggio di ieri, lunedì 10 luglio, la High Court di Londra, che ha riaperto il caso di Charlie Gard, il bimbo di 11 mese affetto da una rara patologia mitocondriale che lo costringe legato alle macchine per respirare e nutrirsi. La sentenza è stata rimandata a giovedì 13 luglio. I pronunciamenti precedenti dell’Alta Corte e della Corte Suprema inglese, confermati poi dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, avevano appoggiato la proposta dei medici del Great Ormond Street Hospital di sospendere le terapie intensive per il piccolo. La settimana scorsa però un’equipe internazionale di medici, coordinata dal Bambino Gesù di Roma, ha indirizzato una lettera ai pediatri di Londra illustrando una possibilità di terapia per Charlie, come da mesi sostengono i suoi genitori Connie e Chris.

Di qui la scelta dell’ospedale di interpellare nuovamente la High Court, la cui sentenza altrimenti dovrebbe essere applicata. Il caso, informano i media locali, è tornato nelle mani dello stesso giudice che si era già pronunciato ad aprile, il quale si è dichiarato disponibile a rivedere il proprio giudizio di fronte a «nuove e incoraggianti prove» che possano cambiare la situazione, pur sollevando la questione dei danni cerebrali permanenti che il piccolo avrebbe subito a causa della malattia. Davanti alla Corte, i sostenitori del piccolo e dei suoi tenitori: il «C team», Connie, Chris e Charlie, come firma sui social ringraziando dell’affetto la mamma del piccolo.

Non si ferma intanto nemmeno la mobilitazione internazionale a sostegno di Charlie. All’ospedale londinese sono state consegnate 350mila firme per chiedere il proseguimento delle cure per il piccolo mentre continua anche il flusso costante di donazioni per permetterne il trasferimento e le terapie. Tutto in attesa della sentenza di giovedì.

11 luglio 2017