Chiara Corbella, una vita «a mani aperte»

A San Tommaso d’Aquino una serata dedicata al ricordo della giovane mamma morta per aver rimandato le cure di un tumore, per salvare il bimbo che aspettava

«Chiara ha vissuto sempre con le mani aperte. Pronta a donare e a ricevere. Se viviamo con i pugni chiusi non possiamo farlo. Amava ripetere: “Il contrario dell’amore è il possesso”, come diceva san Francesco». Il ricordo di Chiara Corbella Petrillo, la sua profonda testimonianza di fede, i suoi insegnamenti sono stati trasmessi ieri sera, 12 dicembre, da Lucia, Veronica e Daniela, tre amiche della Serva di Dio per la quale il 21 settembre scorso si è aperta nella basilica di San Giovanni in Laterano la fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione.

Testimoni di «tanta bellezza», le tre donne hanno raccontato la vita di Chiara e del marito Enrico Petrillo nella chiesa di San Tommaso d’Aquino, a Tor Tre Teste. Una bellezza diventata segno di speranza per le tante persone che hanno conosciuto la storia di una ragazza che in soli quattro anni di matrimonio ha affrontato la perdita di due figli, Maria Grazia Letizia e Davide Giovanni, morti dopo la nascita per gravi malformazioni, e morta a 28 anni per un carcinoma alla lingua scoperto al quinto mese della terza gravidanza, per il quale ha scelto di rimandare le cure per non far male a Francesco, il bambino che portava in grembo. Grandi prove affrontate sempre con gioia, affidandosi completamente al Signore, nella ferma convinzione che tutto avrebbe portato a un bene più grande.

Una serie di “coincidenze” ha fatto incrociare le strade di Chiara e di Lucia, Daniela e Veronica. L’inserzione per la vendita di un appartamento, affissa per una sola settimana e mai andata a buon fine, ha fatto incontrare Daniela e Chiara. La prima aveva deciso con il marito di vendere casa e Chiara ed Enrico, ancora fidanzati, cercavano un appartamento. L’abitazione non è stata più venduta ma Daniela è diventata la ginecologa di Chiara. L’ha seguita nelle tre gravidanze e nella malattia. «Quello che mi ha sorpreso è che quando le ho comunicato la notizia della malformazione di Maria Grazia Letizia, la prima figlia, lei non ha dubitato neanche un istante e ha portato a termine la gravidanza – ha detto Daniela -. Scelta che si è ripetuta con il secondo figlio. Diceva che i figli le avevano insegnato tanto, anche a morire, e che Dio toglie per dare qualcosa di più grande».

Le tre amiche rimarcano che Chiara ed Enrico erano una coppia normalissima, non erano supereroi ma hanno vissuto tutte le fatiche di ogni coppia con le umane sofferenze di tutti. «Nella loro umanità sono sempre riusciti a guardare oltre il dolore», ricordano. Veronica ha conosciuto Chiara la sera prima del matrimonio, ad Assisi. Fra Vito era il padre spirituale di entrambe e aveva invitato Veronica al matrimonio. «Non ho mai visto una sposa tanto serena a poche ore dalle nozze – ha affermato -. Aveva organizzato una veglia di preghiera e quello che mi ha colpito è stata la sua intima unione con il Signore. Ho avuto la grazia di aver contemplato un pezzo di paradiso in terra e mi ha trasmesso lo stesso desiderio di avere un rapporto intimo con Dio».

Lucia ha conosciuto Chiara perché amica di Daniela e le è stata accanto durante la terza gravidanza e la malattia. Se è normale che una mamma si preoccupi per il figlio che deve nascere, per Lucia la sorpresa è stata constatare che l’unico interesse di Chiara, già malata, era poter garantire a Francesco sicurezza e normalità. «Io avevo partorito da poco e mi chiese di allattare Francesco perché lei non poteva farlo – ha detto -. Si è privata dell’intimità che si crea tra madre e figlio pur di offrirgli il meglio. Mi ha insegnato cosa significhi davvero amare, vivere con le mani aperte».

Per il parroco di San Tommaso d’Aquino don Domenico Vitulli la “conoscenza” di Chiara è avvenuta attraverso il libro “Siamo nati e non moriremo mai più”. Naturale quindi il suo ok alla proposta di un suo collaboratore di accogliere le tre amiche per una serata di testimonianze su Chiara. Anche il collaboratore parrocchiale, che ha richiesto l’anonimato, attraverso Chiara è rimasto coinvolto in una serie di “coincidenze”. Con la moglie non hanno avuto figli e da anni tentavano di avere un bambino in affidamento ma l’iter burocratico si era rivelato lungo. Solo due giorni dopo aver concordato la testimonianza con Lucia, Daniela e Veronica gli hanno comunicato che la domanda era stata accolta e che era stata concessa loro una bambina in affido. «Sembra incredibile – ha detto – ma la bambina arriverà a casa nostra il 14 dicembre, due giorni dopo questo incontro».

13 dicembre 2018