Clima e sicurezza alimentare: la denuncia di Azione contro la fame

In vista della Pre-Cop26, un video per sensibilizzare sul rischio di collasso del nostro sistema alimentare. I casi: Haiti, Madagascar e Bangladesh

Sensibilizzare la comunità internazionale sul nesso tra cambiamenti climatici e fame nel mondo. Questo l’obiettivo del video denuncia di Azione contro la fame, in vista della Pre-Cop26 al via da domani, 30 settembre. «Negli ultimi anni – dichiara il direttore generale Simone Garroni – i disastri naturali connessi alla crisi climatica stanno spingendo milioni di persone già vulnerabili verso condizioni di vita ancora più precarie, mettendo in pericolo la loro sicurezza alimentare: è arrivato il momento di agire». L’intero pianeta affronta oggi «un aumento considerevole delle temperature, stagioni delle piogge irregolari, lunghi periodi di siccità – prosegue -. Tali eventi determinano ulteriori difficoltà in ordine all’accesso ai mezzi di produzione e all’acqua e incidono, negativamente, sulla capacità delle popolazioni di produrre cibo in quantità e qualità sufficienti. È proprio così: il “rumore” dei disastri naturali è anche la premessa dell’insicurezza alimentare e noi lo vogliamo ribadire con forza in occasione dell’evento preparatorio al 26° vertice Onu sul clima di Glasgow, che si tiene a Milano».

Il rischio è concreto: entro il 2030, a motivo della crisi climatica, il numero dei poveri potrebbe superare quota 100 milioni. Oltre a quella climatica – «di per sé un dramma per milioni di persone» -, si profila una crisi ancora più grande, avverte il direttore generale di Azione contro la fame: il «collasso del nostro sistema alimentare. Mentre il mondo si concentra, giustamente, sulla prossima Pre-Cop – prosegue -, il legame tra disastri naturali e alcuni diritti umani fondamentali come cibo nutriente, acqua pulita e salute deve essere all’ordine del giorno. La minaccia di una carestia indotta dal clima si sta diffondendo, infatti, sempre di più nel Sud del mondo».

Tre gli scenari presi in esame per dimostrare le conseguenze del cambiamento climatico sulla sicurezza alimentare: Haiti, Madagascar e Bangladesh. Il primo, colpito regolarmente da catastrofi naturali (come gli uragani Matthew e Irma del 2016 e 2017), da terremoti e tempeste tropicali. L’ultimo episodio: il sisma di magnitudo 7.2 seguito dalla tempesta tropicale Grace, che ha causato oltre 1.900 morti e, complessivamente, ha coinvolto 1.2 milioni di persone, di cui quasi la metà sono bambini. Basti pensare che a causa del solo uragano Matthew, l’80% dei raccolti e la grande maggioranza del bestiame sono andati distrutti. Il secondo Paese preso in esame è il Madagascar, tra i Paesi africani più sposti agli effetti dei cambiamenti climatici come cicloni, siccità e inondazioni. Qui periodi di siccità sempre più lunghi e frequenti hanno aggravato la carenza d’acqua e inciso, negativamente, sui mezzi di sostentamento della popolazione locale e si contano oltre 27mila piccoli sotto ai 5 anni in condizione di malnutrizione acuta grave. Si stima che oltre 1.3 milioni di persone nella regione soffriranno di grave insicurezza alimentare e che 28mila di queste si troveranno in situazione di carestia. Ultimo scenario: il Bangladesh, con il 41% dei bambini sotto ai cinque anni affetti da malnutrizione cronica e un tasso di malnutrizione fra i più elevati della Terra. Il motivo: scarse risorse idriche e disastri naturali ricorrenti, come cicloni e alluvioni stagionali. In questo contesto quasi un milione di Rohingya, rifugiati in Bangladesh per sfuggire alle violenze subite in Myanmar, vive per la grande maggioranza in campi profughi, esposti a rischio di inondazioni, frane e altri disastri.

«Questi tre scenari ci dicono che è giunto il momento di studiare soluzioni concrete: penso ai sistemi di allerta precoce, capaci di indirizzare i pastori verso terre all’agricoltura e alla pastorizia, alla costruzione di infrastrutture idrauliche per trattenere l’acqua piovana, alla promozione di colture più resistenti adatte anche a zone colpite dalla siccità e all’agroecologia che, insieme con la distribuzione di aiuti monetari, consentono di riattivare le economie locali colpite dai disastri naturali – è l’analisi di Garroni -. L’obiettivo è quello di scongiurare nuove crisi connesse ai cambiamenti climatici».

29 settembre 2021