Concerti annullati, tour rimandati: in crisi anche il settore dello spettacolo

Più di 60mila le persone coinvolte. Secondo Assomusica, si stimano perdite oltre i 350 milioni di euro finora e di 600 milioni per tutto l’indotto

Continua a oltranza la crisi innescata dalla pandemia anche nel settore musicale. Secondo Assomusica, l’associazione di categoria che riunisce gli organizzatori e i produttori di spettacoli di musica dal vivo italiani, si stimano perdite oltre i 350 milioni di euro fino ad ora e di 600 milioni per tutto l’indotto. Più di 60mila persone coinvolte, oltre alla chiusura o riduzione degli spazi che ospitavano gli eventi. Il mercato discografico, dal canto suo, ha subito una contrazione delle novità in uscita, con relative perdite per vendite e diritti d’autore. In questo scenario, abbiamo chiesto un commento ad alcuni addetti ai lavori, tra titolari di agenzie di comunicazione e di produzione di concerti, per capire lo stato di salute di un settore trainante dell’economia italiana.

A rispondere Riccardo Vitanza, fondatore (nel 1990) e titolare di “Parole & Dintorni”, agenzia di comunicazione specializzata nel settore dello spettacolo (in particolare quello musicale), con sede a Milano, che rappresenta artisti come Ligabue, De Gregori, Zucchero, Nannini, Baglioni, Mannoia, Emma, Nek e tanti altri grandi nomi; Umberto Maria Chiaramonte, presidente della MNcomm fondata a Roma oltre 20 anni fa, con sede anche a Milano, che, tra le varie aree di competenze legate all’entertainment, collabora con artisti come Andrea Bocelli, Adriano Celentano, Paola Cortellesi, Rosario Fiorello, Elisa, Negramaro, Carmen Consoli; e Francesco Barbaro, fondatore (nel 1995) della OTR, agenzia di booking romana che ha contribuito in modo significativo allo sviluppo delle carriere di artisti come Carmen Consoli, Max Gazzè e Bandabardò (che segue dai loro esordi),  Elisa, Niccolò Fabi, Paola Turci, Marina Rei, Tiromancino e, in anni più recenti, Daniele Silvestri, Levante, Alex Britti, Irene Grandi, Luca Barbarossa e artisti della nuova scena come Eva e Mirkoeilcane.

La musica non è solo intrattenimento, ma anche economia. Come evitare il collasso?
Vitanza: Il collasso si può evitare unicamente con il supporto da parte delle istituzioni, che devono partecipare attivamente, non sottovalutare la situazione che il mondo dell’entertainment sta affrontando e devono provvedere a “finanziamenti” più corposi e capillari. In più è necessario sfruttare al meglio le possibilità che la rete e i canali televisivi ci offrono, educando il pubblico ad una fruizione della musica live differente, almeno in questo periodo. Del resto la musica ha sempre saputo adattarsi ai cambiamenti della società. Durante la pandemia, infatti, proprio grazie allo streaming è stato possibile non fermarsi almeno dal punto di vista della produzione discografica.

Chiaramonte: Innanzitutto non fermandosi e poi trovando creatività alternative e stimolando interazione tra diversi settori. Bisogna trovare nuove idee, nuove proposte per raggiungere il pubblico, reinventandosi sempre.

Barbaro: La musica è tante cose: intrattenimento, certo, ma anche connettore di socialità, arricchimento culturale ed è innegabile il suo apporto all’economia. I numeri del settore e le cifre dell’indotto sono lì a dimostrarlo. È importante anche considerare la musica a livello di immaginario, all’estero l’Italia è riconosciuta da alcune voci che sono ormai un patrimonio nazionale, tutti artisti cresciuti grazie a questo settore, grazie a questo mercato. Possiamo evitare il collasso riportando la musica al centro di tutto e facendoci trovare pronti ad affrontare nuovi scenari con la tenacia, la professionalità e l’inventiva. In questo momento non conteranno solo i soldi, conteranno tantissimo le idee e la professionalità.

Tutti i grandi tour rimandati al 2021, mai come in questi tempi si parla di futuro. Ma c’è più paura o speranza? E come “comunicare” la speranza?
Vitanza: Ci deve essere assolutamente speranza per il futuro, sono convinto che torneremo a una normalità diversa e più consapevole. Durante questi mesi abbiamo supportato sempre i nostri artisti, soprattutto quando si sono schierati in prima persona in difesa dei lavoratori dello spettacolo. Per comunicare la speranza basta essere creativi e trovare ogni giorno idee innovative, in modo che le persone percepiscano che noi non ci siamo fermati e che nel futuro si tornerà più forti di prima.

Chiaramonte: Abbiamo tutti bisogno di proiettarci in avanti sapendo che la pandemia ha inevitabilmente cambiato la vita di tutti, il punto non è comunicare speranza ma approcciandosi al nuovo smettendo di pensare al nostro sistema sociale come era prima. Io sono un inguaribile ottimista e quindi più che la speranza guardo davvero concretamente avanti continuando a comunicare.

Barbaro: La paura e la speranza ci portano su un piano esclusivamente emotivo, io preferirei parlare di progettualità, di farsi trovare pronti. Come professionisti il nostro lavoro è gestire i grandi flussi di pubblico e siamo in grado di farlo in sicurezza, lo abbiamo ampiamente dimostrato durante l’estate che si è appena conclusa. Posso solo immaginare che appena ci sarà modo di ricominciare a proporre musica dal vivo saremo ancora più preparati perché avremo capitalizzato l’esperienza degli scorsi mesi. È importante che tutti siano consapevoli che questo settore non genera “assembramenti” ma organizza flussi e lavora in sicurezza, lo ha sempre fatto e continuerà a farlo.

In che modo potrebbe cambiare il vostro lavoro e quello degli artisti dopo la pandemia?
Vitanza: Fortunatamente Parole & Dintorni è stata in grado di continuare a lavorare anche da casa, senza mai fermarsi, nonostante i rapporti umani siano fondamentali per il nostro lavoro. Ci siamo attrezzati, sfruttando al massimo le possibilità che la rete poteva offrirci, ma da metà maggio siamo tornati in ufficio. Le conferenze stampa e le interviste de visu sono un momento di aggregazione che è mancato a tutti e fortunatamente siamo riusciti a far riavvicinare, sempre con le dovute precauzione, gli artisti ai giornalisti. Noi continueremo a mettercela tutta, supportando la musica e l’arte come abbiamo fatto in tutti questi anni.

Chiaramonte: Dal punto di vista degli artisti provando a cambiare il proprio punto di vista: molti artisti oggi si definiscono comunicatori. Ecco, questo è il momento di tirare fuori questo aspetto e concentrarsi su altre forme vicine alla propria arte sovvertendo i paradigmi passati. Penso ai podcast, a contenuti audio e video digitali e nuove forme di distribuzione di questi.
Dal punto di vista di chi lavora dietro le quinte anche qui gli sforzi vanno fatti nel trovare nuove idee di business. MNcomm è stata tra le prime agenzie di comunicazione partite dall’entertainment che hanno diversificato di più nel corso degli anni. E questo ci è stato utilissimo in questo periodo: abbiamo avuto il crollo degli eventi e degli spettacoli live ma abbiamo destinato le nostre risorse e i nostri team, ormai affiatati da anni, su altre attività come ad esempio la produzione televisiva sul comparto food, settore mai così forte come in questo periodo, e su Dopcast una startup di produzione di podcast e vodcast. E soprattutto la mia collega e AD di MNcomm Serena Pace aveva avuto l’intuizione di adottare lo smart-working da più di 2 anni. Dal punto di vista del lavoro day by day ci siamo trovati di fronte a progetti figli di questo periodo a cui abbiamo dovuto trovare nuove modalità di comunicazione. Come ad esempio “Il Cielo è sempre più Blu” cantato da oltre 50 artisti per la Croce Rossa Italiana lanciato con un evento in streaming su Amazon, o  “I love my radio” presentato ai media come un vero spettacolo interattivo.

Barbaro: C’è la possibilità che avvengano grossi cambiamenti nel mondo della musica, anche a livello sistemico. Se si dovesse tornare a puntare all’essenziale – e cioè alla musica – lo scenario cambierà, perché la forza non la fanno più i capitali economici a disposizione ma le idee. I giovani artisti sarebbero finalmente nelle condizioni di avere tempo per crescere e non essere fagocitati da un mercato che somiglia sempre più a un fast food. Parafrasando gente più in alto di me potrei dire che come ogni volta in cui la confusione è grande sotto il cielo la situazione potrebbe essere eccellente.

23 ottobre 2020