Conte bis: i 29 punti dell’accordo M5S-Pd

Al di là dei buoni propositi, ci sono delle sottolineature e degli impegni più specifici che segnano l’identità programmatica del nuovo esecutivo e in alcuni casi marcano le differenze con il governo precedente

Nei 29 punti dell’accordo per il secondo governo Conte c’è un po’ di tutto, come quasi sempre accade nei programmi politici. Al di là dei buoni propositi su cui sarebbe difficile dissentire, ci sono però delle sottolineature e degli impegni più specifici che segnano l’identità programmatica del nuovo esecutivo e in alcuni casi marcano le differenze con il governo precedente. I temi economici sono ovviamente in primo piano, a cominciare dal punto 1 che contiene una sorta di dichiarazione generale di politica economica e offre una chiave di lettura del resto del programma. Riferendosi alla prossima legge di bilancio si afferma che «tutte le previsioni saranno comunque orientate a perseguire una politica economica espansiva, in modo da indirizzare il Paese verso una solida prospettiva di crescita e sviluppo sostenibile, senza mettere a rischio l’equilibrio di finanza pubblica».

«Prioritari» vengono considerati «la neutralizzazione dell’aumento dell’Iva, le misure di sostegno alle famiglie e ai disabili, il perseguimento di politiche per l’emergenza abitativa, le misure di deburocratizzazione e di semplificazione amministrativa, il rafforzamento degli incentivi per gli investimenti privati, nonché l’incremento della dotazione per la scuola, per l’università, per la ricerca e per il welfare». Un forte accento è posto sul tema dell’innovazione «connessa a una convincente transizione in chiave ambientale del nostro sistema ambientale, allo sviluppo verde per creare lavoro di qualità, alla piena attuazione dell’economia circolare, alla sfida della quarta rivoluzione industriale». Si parla di un «Green New Deal», vale a dire «un radicale cambio di paradigma culturale» che orienti «tutti i piani di investimento pubblico» e «porti a inserire la protezione dell’ambiente e della biodiversità tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale». Anche l’ammodernamento delle infrastrutture attuali e la realizzazione di nuove, necessari per «una nuova strategia di crescita fondata sulla sostenibilità», deve mirare a «un sistema moderno, connesso, integrato, più sicuro, che tenga conto degli impatti sociali e ambientali delle opere».

Per quanto riguarda le tasse, il programma si propone di «potenziare» la lotta all’evasione e di varare una riforma all’insegna della semplificazione e di una «rimodulazione delle aliquote», in linea «con il principio costituzionale della progressività»,  con il risultato di «alleggerire la pressione fiscale», nel rispetto dell’equilibrio dei conti pubblici. In evidenza ci sono la riduzione delle tasse sul lavoro, il cosiddetto cuneo fiscale, «a totale vantaggio dei lavoratori», e l’individuazione di «una retribuzione giusta» che passa anche attraverso l’istituzione di un «salario minimo». Ancora, il governo si impegna a «promuovere una più efficace protezione dei diritti della persona, rimuovendo tutte le forme di disuguaglianza». In particolare si tratta di «intervenire con più efficaci misure di sostegno in favore delle famiglie (assegno unico), con particolare attenzione alle famiglie numerose e prive di adeguate risorse economiche e a quelle con persone con disabilità».

Analogamente ci si propone «una razionale unificazione normativa della disciplina in materia di sostegno alla disabilità». Si prevede altresì «un piano straordinario di investimenti per la crescita e il lavoro al Sud» e «un piano di edilizia residenziale pubblica volto alla ristrutturazione del patrimonio esistente e al riutilizzo delle strutture pubbliche dismesse, in favore di famiglie a basso reddito e dei giovani». Nell’ambito dell’impegno a «tutelare i beni comuni», in primo luogo sanità e scuola, si sottolinea la necessità di «approvare subito una legge sull’acqua pubblica».

Sulla questione migratoria, nella programma si ritiene indispensabile «promuovere una forte risposta europea, soprattutto riformando il Regolamento di Dublino», e superare «una logica puramente emergenziale a vantaggio di un approccio strutturale, che affronti la questione nel suo complesso, anche attraverso la definizione di una organica normativa che persegua la lotta al traffico illegale di persone e all’immigrazione clandestina, ma che – allo stesso tempo – affronti i temi dell’integrazione». A proposito dei due decreti-sicurezza varati dal precedente governo, la disciplina «dovrà essere rivisitata, alla luce delle recenti osservazioni formulate dal Presidente della Repubblica», in occasione della promulgazione delle relative leggi di conversione.

L’Europa, citata per la gestione dei flussi migratori, è presente nel programma già al punto 2, laddove si afferma che «l’Italia deve essere protagonista di una fase di rilancio e di rinnovamento» dell’Unione. «Il governo – viene sottolineato – si adopererà per promuovere le modifiche necessarie a superare l’eccessiva rigidità dei vincoli europei, che rendono le attuali politiche di bilancio pubblico orientate prevalentemente alla stabilità e meno alla crescita, in modo da tenere conto dei complessivi cicli economici e di evitare che si inneschino processi involutivi». In politica estera, più in generale, gli «interessi nazionali» saranno tutelati «promuovendo un nuovo equilibrio globale basato sulla cooperazione e la pace e rafforzando il sistema della cooperazione allo sviluppo, nel quadro di un “multilateralismo efficace”, basato sul pilastro dell’alleanza euroatlantica, con riferimento dell’opera delle Nazioni Unite, e sul pilastro dell’integrazione europea».

Sul piano delle riforme istituzionali, la nuova maggioranza si impegna a «inserire, nel primo calendario utile della Camera dei deputati, la riduzione del numero dei parlamentari», alla cui approvazione definitiva manca, appunto, soltanto il secondo voto di Montecitorio, «avviando contestualmente un percorso per incrementare le opportune garanzie costituzionali e di rappresentanza democratica, assicurando il pluralismo politico e territoriale», anche attraverso una riforma del sistema elettorale. Si richiama inoltre il completamento del processo di «autonomia differenziata» (richiesta com’è noto da tre Regioni), ma valutando con la «massima attenzione» le ricadute, coinvolgendo in maniera sostanziale il Parlamento e soprattutto salvaguardando «il principio di coesione nazionale e di solidarietà» e «la tutela dell’unità giuridica ed economica». (Stefano De Martis)

6 settembre 2019