Coronavirus, in fila per il tampone, tra libri e smartphone per passare il tempo

Una giornata davanti al drive-in Togliatti. Il primo in fila arrivato all'una di notte. Il serpentone di auto gira intorno alla struttura allestita nel Centro Carni. «E per chi non ha una macchina non c’è un posto dove sedersi o una pensilina per ripararsi dalla pioggia»

Anna ha portato plaid e termos di caffè per affrontare il freddo della notte e la stanchezza. Sergio approfitta per vedere l’ultima serie Netflix. Giovanna ha lo smartphone in mano da ore, ascolta musica, gioca, scorre le ultime notizie tanto che lo ha ricaricato già tre volte. Marianna legge e corregge i compiti dei suoi studenti. Davanti al drive-in allestito nel Centro Carni di viale Palmiro Togliatti 1200, gestito dalla Asl Roma 2, ognuno si inventa un modo diverso per ammazzare la noia. Ci sono coppie, single, famiglie con bambini piccoli, molti giovani e numerosi anziani. Il primo in fila è arrivato all’una di notte. Chi accosta l’auto intorno alle 9, in concomitanza con l’apertura dei cancelli, guarda le macchine incolonnate davanti a sé e, sconfortato, si porta le mani tra i capelli. Il serpentone di auto gira intorno alla struttura, costeggia piazzale Pino Pascali – che la domenica ospita il mercato di Porta Portese 2 – e prosegue in via Gino Severini.

Due gli ingressi al drive-in. Uno è riservato a chi è risultato positivo al test rapido ed è stato richiamato, agli invalidi al 100% e alle donne in gravidanza. L’altro a chi deve fare il tampone naso faringeo per la prima volta. Tra questi c’è Monica, insegnante in un istituto superiore dove si sono registrati dei casi di contagi da coronavirus. Ha spento il motore della sua auto alle 5. «Abito in zona e non immaginavo di trovare la coda già alle 5 del mattino – dice -. Ho sentito in tv notizie di file chilometriche ma non credevo di trovarla all’alba. Fortunatamente in borsa avevo dei libri». Anche Marco è arrivato intorno alle 5. «Vengo da Montesacro – afferma -. La sveglia è suonata alle 3.30. Immaginando di dover attendere molto ho portato il tablet per guardare un film». Nella macchina dietro di lui una coppia ha ribaltato i sedili e riposa. Poco più avanti ci sono Lucia e la figlia Sonia. «Abitiamo in zona Tor Vergata e siamo arrivate alle 4.20 – dicono con un sorriso appena accennato dietro la mascherina -. Abbiamo già bevuto due caffè ma la stanchezza comincia a farsi sentire». E «sono ancora le 9», aggiunge spazientita Sonia che non stacca gli occhi dal cellulare. È lei che è entrata in contatto con un amico risultato positivo al virus. Per questo mamma e figlia hanno deciso di fare il tampone.

In alcune macchine intere famiglie con bambini piccoli. Qualcuno si è addormentato, qualche altro piange o salta in macchina mettendo a dura prova la pazienza dei genitori. «Speravamo di trovare meno persone – spiega Tiziana, che accarezza la coperta nella quale è avvolto il piccolo Matteo, 4 anni -. Siamo arrivati alle 3 e siamo riusciti a dormire un po’». Angela è scesa dall’auto per sgranchirsi le gambe. Con lei il figlio, il marito e i genitori. Un parente con il quale hanno trascorso del tempo ha scoperto di avere il Covid-19 e per questo hanno deciso di fare tutti il tampone. «Nelle immediate vicinanze dei drive-in servirebbero i bagni chimici – dice la donna -. I cancelli si aprono alle 9 e chi è arrivato in piena notte come fa se ha bisogno di un bagno?». Chi ascolta dalle macchine le fa notare che per la gran quantità di persone in attesa ci vorrebbero decine di toilette e che comunque andrebbero sanificate ad ogni utilizzo. «Sarebbe un’impresa titanica», dicono.

Di positivo c’è «il rispetto tra le persone in fila – interviene Angelo -. Nessuno ha tentato di fare il “furbo” e di saltare la coda. Questo è un bene perché di vigili non se ne vede neanche l’ombra». Dietro ai cancelli c’è anche chi deve fare il tampone per la quarta volta. Maria non nasconde il suo nervosismo. «Sono venuta lunedì scorso – racconta -. Io e mio marito abbiamo rifatto il tampone perché dopo due test eravamo ancora positivi. Non abbiamo saputo più nulla. Giovedì ho cercato tutto il giorno di contattare i numeri che ci erano stati dati per avere l’esito dei tamponi. Non mi ha mai risposto nessuno. È una situazione insostenibile, abbiamo necessità di lavorare e quindi dobbiamo sapere se siamo guariti o meno». Non tutti quelli giunti in viale Palmiro Togliatti hanno un mezzo proprio. Rita e il marito sono arrivati dopo aver preso vari autobus notturni. «All’alba faceva freddo – dice mentre si stringe il cappuccio e guarda il cielo che minaccia pioggia -. Nessuno ha pensato a chi non ha una macchina. Non c’è un posto dove sedersi o una pensilina per ripararsi in caso di cattivo tempo».

Per abbattere le file ognuno ha una proposta come per esempio «autorizzare tutte le farmacie dato che ogni quartiere ne ha almeno tre». Per altri «l’unica cosa saggia da fare è “reclutare” volontari e laureandi in infermieristica per fare tamponi a domicilio». Per Paolo, infatti, «non è un test particolarmente difficile da fare. Chi ha dimestichezza con la materia può essere utile in questo servizio casa per casa».

13 ottobre 2020