Coronavirus, monsignor Boccardo ricoverato al Gemelli

L’arcivescovo di Spoleto-Norcia era risultato positivo asintomatico poi una persistente febbre. Migliorano le condizioni dell’arcivescovo Marcianò

L’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra Renato Boccardo è ricoverato da sabato sera, 14 novembre, sera al Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, per sospetta infiammazione virale da Covid-19 ed «è seguito con le cure del caso», informano dalla diocesi. Il vescovo, informano, era risultato positivo asintomatico al coronavirus la settimana precedente; da qualche giorno, però, era comparsa una persistente febbre. Boccardo «ringrazia vivamente tutti coloro che in questi giorni gli sono stati vicino con i messaggi, il pensiero e la preghiera e affida se stesso e tutti coloro che soffrono alla misericordia di Dio e alla intercessione dei fratelli e sorelle nella fede».

Nel frattempo, migliorano le condizioni di salute dell’arcivescovo Santo Marcianò, Ordinario militare per l’Italia. «Il tampone è negativo ma la ripresa molto lenta», scrive in una lettera indirizzata ai cappellani militari, riferendo l’indicazione ricevuta dai medici di stare lontano dagli impegni pastorali «almeno fino al primi di dicembre. Tra l’altro – aggiunge -, l’attuale situazione sanitaria assume toni sempre più preoccupanti, che rendono pressoché impossibile ogni programmazione». Il presule ricorda anche che «non è la prima volta che vivo la malattia o il ricovero ospedaliero ma, in questa pandemia, grazie anche agli inviti di Papa Francesco, percepisco un peculiare dono e appello alla fraternità universale». Quindi, con la mente al Vangelo delle Beatitudini ascoltato nella solennità di Tutti i Santi, confida: «In certo senso, io sto toccando ancor più concretamente con mano questo “spirito delle Beatitudini”. Lo sto toccando a partire dalla prova, dall’afflizione nella quale la malattia ha posto anche me e come dono di coloro dai quali mi sento circondato. Lo sto toccando – prosegue – nella misericordia dei tanti professionisti, in particolare medici, infermieri e operatori sanitari del nostro Policlinico Militare del Celio, straordinariamente competenti e umanamente capaci di vicinanza, ai quali non finirò di dire grazie. Nell’opera di pace che i cari militari portano avanti con il servizio ordinario, la gestione delle emergenze, la custodia e la promozione di uno stile di sicurezza, capace di proteggerci vicendevolmente». E ancora, «nella mitezza paziente di tanti malati come me, anche molto più gravi, che lottano nelle terapie intensive, sopportando i terribili sintomi, le cure forti, la piaga della solitudine, e che desidererei sentissero con forza la mia affettuosa condivisione e la mia preghiera»

16 novembre 2020