Coronavirus, nuovo focolaio a Rebibbia. Garante: «Imbarazzante silenzio sui vaccini»

14 i positivi emersi dallo screening della Asl, riferisce Anastasìa. «Non può esservi valutazione tecnico-scientifica che giustifichi il rinvio a luglio delle vaccinazioni per i detenuti»

«È uno stillicidio, il continuo accendersi di focolai di Covid-19 all’interno degli istituti di pena. A Rebibbia Nuovo complesso, dopo quello manifestatosi al G12, ora è la volta del G11, dove sono emersi 14 positivi nello screening che la Asl sta svolgendo progressivamente nei diversi reparti». A parlare è Stefano Anastasìa, portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà e Garante regionale di Lazio e Umbria. «Questa cosa – prosegue – non avrà fine se non quando si provvederà a vaccinare l’intera comunità penitenziaria, dai poliziotti che operano quotidianamente nelle sezioni ai detenuti che ci vivono».

Per il Garante di Lazio e Umbria, «appare ogni giorno più imbarazzante il silenzio del ministro della Salute e del Commissario Covid di fronte ai ripetuti appelli alla revisione delle priorità vaccinali arrivati da autorevoli personalità come la senatrice a vita Liliana Segre e da istituzioni come il Garante nazionale e, da ultimo, il 20 gennaio, il Consiglio regionale del Lazio, che si è espresso con un voto a larga maggioranza». E ancora: «Non può esservi valutazione tecnico-scientifica che giustifichi il rinvio a luglio delle vaccinazioni per i detenuti. Vogliamo sperare che il ministro della Giustizia Bonafede, in qualità di responsabile politico dell’amministrazione penitenziaria e quindi della tutela della salute e della integrità fisica dei detenuti e degli operatori penitenziari, richiami i colleghi di governo alle loro specifiche responsabilità».

Intanto, conclude Anastasìa, già a partire da questi giorni «i Garanti territoriali delle persone private della libertà si assicureranno che i detenuti abbiano accesso ai vaccini almeno come tutti i cittadini, secondo l’ordine di priorità anagrafico e di vulnerabilità sanitaria deliberato dal piano vaccinale, e dunque subito gli ultraottantenni e da marzo gli ultrasessantenni e le persone con gravi patologie».

22 gennaio 2021