Coronavirus, per la prima volta scende il numero dei positivi

Richeldi (Gemelli): «Segnale incoraggiante. Le misure adottate stanno avendo impatto sul virus». Per la fase 2, «evitare l’autoreferenzialità»

Il bollettino della Protezione civile di ieri sera, 20 aprile, ha fornito una buona notizia.Per la prima volta dall’inizio dell’epidemia di coronavirus è sceso il numero degli “attualmente positivi” (108.237): le persone sicuramente contagiate in Italia erano ieri 20 in meno rispetto a quelle del giorno precedente. «Si tratta certamente di un segnale incoraggiante – afferma Luca Richeldi, direttore dell’Unità di pneumologia del Policlinico Agostino Gemelli e componente del comitato tecnico-scientifico che affianca il governo in questa fase di emergenza sanitaria, oltre che ordinario di Malattie dell’apparato respiratorio all’Università Cattolica -, seppure a fronte di numeri ancora alti relativamente ai decessi». In Italia sono infatti oltre 24mila le morti per Covid-19, 454 quelle di ieri, «che si riferiscono a persone che si sono infettate diverse settimane fa – sottolinea il medico -. Ancora per diverso tempo avremo quindi queste “code” pensando all’alto numero dei ricoveri dei mesi passati».

Luca Richeldi, pneumologo Gemelli
Luca Richeldi

Richeldi evidenzia anche come «i dati numerici confermano che le misure restrittive adottate fino ad oggi e ancora in atto fino al 3 maggio ci stanno lentamente portando verso i valori sperati» dato che «mettendo insieme la riduzione del numero dei ricoverati, delle terapie intensive e dei deceduti, è davvero chiaro che stanno avendo un impatto su questo virus». È importante però che «ciascuno prenda consapevolezza di quello che questa emergenza sanitaria ha rappresentato per la Sanità pubblica in primis e per tutti – ammonisce Richeldi -: si è trattato di un evento catastrofico rispetto al quale non possiamo pensare di riprendere con normalità la nostra vita di prima, almeno per molto tempo».

coronavirus, curva nuovi contagi italiani al 20 aprile 2020
Coronavirus, curva dei nuovi contagi (20-4-2020)

Guardando alla cosiddetta “fase due”, annunciata questa mattina con un post su Facebook dal premier Conte, l’esperto evidenzia «un rischio molto alto che corriamo e che dovremo cercare di evitare a tutti costi: l’autoreferenzialità». Facendo un esempio «molto concreto ma efficace», il medico del Policlinico universitario di via della Pineta Sacchetti spiega: «Non potrà bastare la “prudenza a breve termine” che si pratica in autostrada quando, guidando a velocità sostenuta, si rallenta dopo che si è osservato un brutto incidente, pronti a riprendere una velocità elevata poco dopo»; vale a dire che, passata la paura iniziale,«un falso senso di protezione non può portare a un ritorno rapido alla normalità quotidiana». Da qui il monito ad attenersi «ai tre principi di riferimento fondamentali – continua Richeldi -: il distanziamento sociale, l’igiene delle mani e l’uso di dispositivi quali le mascherine» perché si tratta «di misure efficaci pensate per difendere prima di tutto le persone più vulnerabili, come quelle più anziane».

Ancora, i primi studi sierologici, somministrati ad ampio raggio, «potranno dimostrare come una gran parte della popolazione è ancora altamente vulnerabile – sono le parole dell’esperto -, laddove la produzione di un vaccino capace di una risposta immunitaria valida richiede almeno un anno di tempo». Per questo nei prossimi mesi bisognerà procedere «prontamente all’identificazione dei casi positivi e al loro isolamento, per proteggere i diversi nuclei familiari esposti al contagio – raccomanda il medico -. Proprio per favorire la difficile individuazione dei contagi verrà proposta una particolare app che, fatto salvo il rispetto della privacy, agirà in tal senso, sperando che i cittadini vogliano utilizzarla». Sempre guardando alle nuove disposizioni che Conte ha annunciato questa mattina parlando di un «articolato programma», Richeldi osserva come alcune, al di là dell’emergenza sanitaria, «potranno divenire delle pratiche virtuose», come ad esempio quelle relative «alla gestione del pendolarismo e del trasporto pubblico, evitando gli assembramenti nei cosiddetti “orari di punta”».

21 aprile 2020