Coronavirus, Speranza: prime dosi del vaccino entro l’anno

Il ministro della Salute al Senato: a breve la pubblicazione dei verbali del Comitato tecnico-scientifico. «Significativa l’età media dei contagiati: 29 anni»

Le prime dosi del vaccino contro il coronavirus potrebbero arrivare già entro la fine del 2020. Lo ha annunciato il ministro della Salute Roberto Speranza ieri, 2 settembre, in un’informativa urgente al Senato sull’attuazione delle misure anti Covid. «Abbiamo sottoscritto un accordo con AstraZeneca – ha spiegato – che ci consentirà di avere, se questo candidato vaccino dovesse superare tutte le prove, le prime dosi già entro la fine del 2020». A tutt’oggi, ha chiarito il ministro, questo candidato vaccino «sembra essere quello più avanti». Il “progetto” è dell’Università di Oxford ma il vettore virale viene prodotto presso l’Irbm di Pomezia e l’infialamento avverrà per tutta Europa alla Catalent di Anagni. «Questo – ha rivendicato Speranza – significa che l’Italia è in prima linea nella partita sui vaccini».

Il ministro ha assicurato anche che, su indicazione di tutto il governo, «molto a breve saranno pubblicati tutti i verbali del Cts, il Comitato tecnico-scientifico per l’emergenza coronavirus. La linea del governo – ha proseguito – è stata fin dall’inizio quella della massima trasparenza. Stiamo lavorando perché questi verbali, dove non c’è nulla che non possa essere reso noto all’opinione pubblica, possano essere pubblicati». Speranza è tornato anche sul tema della chiusura delle scuole, «la nostra scelta più difficile». Ora «riaprirle è davvero la nostra priorità assoluta, per la quale stiamo impiegando tutte le nostre energie». Tutte le scuole, ha assicurato, riapriranno nel mese di settembre e «riapriranno in sicurezza. Tutti i sacrifici che stiamo tenendo in piedi hanno come obiettivo fondamentale la riapertura». In ogni caso, ha proseguito, si tratta di «un grande tema mondiale: sono stati 190 i Paesi nel mondo che durante questi mesi hanno sospeso le attività, gli studenti coinvolti sono stati 1 miliardo e 600mila milioni».

Riguardo alle regole, confermata l’obbligatorietà delle mascherine a scuola. «Dividiamo però i momenti dinamici, in cui ci sono rischi concreti di contatti più ristretti tra studenti dai momenti statici, in cui lo studente è fermo e ha una distanza di almeno un metro dagli altri: in quel momento – il chiarimento di Speranza – può essere abbassata». Si tratta comunque di una misura che «può essere rivista in relazione alla curva epidemiologica ma saranno le autorità sanitarie a valutare». In ogni caso, l’Italia metterà a disposizione – «unico Paese in Europa e nel mondo» – 11 milioni di mascherine al giorno per studenti e personale scolastico. «Di fronte ad eventuali casi di positività nelle scuole non lasceremo soli presidi e insegnanti», è la rassicurazione del ministro, che ha ricordato comunque che «saranno i dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie territoriali a intervenire con le loro competenze».

In scadenza, il 7 settembre, l’ultimo decreto della presidenza del Consiglio dei ministri. «Nel prossimo – ha dichiarato il ministro – ne confermeremo l’impianto generale».  Si confermano le tre regole: «Uso corretto delle mascherine, distanziamento di almeno un metro e rispetto delle norme igieniche fondamentali, a partire dal lavaggio delle mani – ha spiegato -. Sono tre pilastri veri e propri su cui tutta la comunità scientifica e internazionale è d’accordo». Tre «regole essenziali», le ha definite, che «ci devono accompagnare in questa fase di convivenza con il virus» e che non possono essere «materia di contesa politica».

Riguardo ai “numeri” delle ultime settimane, «la novità sostanziale e più significativa è il fortissimo abbassamento dell’età media delle persone che sono contagiate. Il nostro sistema di monitoraggio, quello costruito settimanalmente con l’Istituto superiore di sanità e le Regioni – ha riferito Speranza – ha segnalato negli ultimi sette giorni un’età media dei contagiati di 29 anni». Per il titolare del dicastero della Salute, si tratta di «un dato assolutamente significativo su cui dobbiamo riflettere, anche rispetto alle misure che andiamo a mettere in campo. Mi preme segnalare – ha aggiunto – che non è solo un dato italiano ma anche europeo, internazionale, che spiega almeno parzialmente anche la ragione per cui la pressione sulle strutture sanitarie, non solo in Italia, ma anche negli altri Paesi, è comunque molto significativamente inferiore rispetto a quella che abbiamo visto in passato».

Lo sguardo del ministro si è allargato poi oltre i confini del Paese. Quello che viviamo, ha detto, «è un passaggio particolarmente delicato dell’evoluzione epidemiologica nel nostro Paese, in Europa e nel mondo. Rispetto al mio ultimo passaggio in quest’Aula, avvenuto il 10 agosto – ha proseguito – il quadro epidemiologico europeo si è giorno dopo giorno significativamente deteriorato. E anche nel nostro Paese, pur se in un quadro lontano dai Paesi europei che hanno riscontrato maggiori difficoltà, abbiamo rilevato una graduale salita del numero dei contagi».

3 settembre 2020