Covid-19, l’igienizzazione di chiese storiche, oggetti sacri e paramenti preziosi

Il Pontificio Consiglio della cultura rilancia un documento con le indicazioni ai sacerdoti o ai responsabili per evitare di procurare danni irreversibili

Ambienti, paramenti e vasi sacri per il culto, specie se si tratta di oggetti d’arte e beni culturali, vanno disinfettati e igienizzati – in questo periodo di emergenza sanitaria e probabilmente ancora per lungo tempo – solo mediante l’uso di detergenti adatti. Se ne parla in un documento rilanciato dal Pontificio Consiglio della cultura, contenente indicazioni semplici ma necessarie, rivolte ai sacerdoti o ai responsabili delle chiese, per evitare di procurare danni irreversibili agli oggetti più preziosi. Nei casi più delicati il documento raccomanda di rivolgersi all’Ufficio per i beni culturali della propria diocesi o alla competente soprintendenza statale.

«L’uso di prodotti corrosivi che generano anche residui molto dannosi, come candeggina, ammoniaca e detergenti – si legge nel testo – è totalmente controindicato in complessi monumentali, edifici storici, siti archeologici, oggetti, beni mobili, tessuti, ricami». Nei casi necessari, per quanto riguarda beni immobili, superfici e pavimenti antichi in legno o marmo, in conformità con le raccomandazioni delle autorità sanitarie, «si potrebbero utilizzare soluzioni idroalcoliche diluite o saponi neutri, sempre applicati a pressione controllata e sotto la consulenza di un tecnico nella conservazione dei beni culturali». Calici, patene e pissidi di maggiore pregio invece «devono essere puliti con acqua e sapone neutro. L’uso di alcol o candeggina potrebbe danneggiarne gravemente la patina superficiale d’oro o argento; vanno utilizzati solo dal celebrante e riposti in luogo sicuro».

Ancora, «si consiglia inoltre di riporre in luogo sicuro i paramenti liturgici di maggiore interesse, selezionando per l’uso quotidiano quelli che possano essere lavati senza comprometterne la conservazione ed evitando di condividerli». Se c’è il sospetto che qualche oggetto possa essere contaminato, «dovrà essere ritirato in un’area inaccessibile per il tempo consigliato, fino a 14 giorni se necessario». Questo vale per oreficerie, libri e piccoli oggetti liturgici. Per oggetti di grandi dimensioni si devono posizionare «barriere fisiche» per evitare il contatto e collocare il cartello “Non toccare”. «Consigliabile, in ogni caso, consultare professionisti della conservazione e del restauro», si legge ancora nel documento.

21 maggio 2020