Covid-19, Richeldi: «Il virus non è cambiato. Evitare atteggiamenti autoreferenziali»

Il direttore dell'Unità di pneumologia del Gemelli, membro del Comitato tecnico-scientifico, invita al rispetto delle misure adottate dal governo. «C'è un contenimento dell'evoluzione del contagio». E sul vaccino: «Chi lo rifiuta, si espone a un rischio»

Invita a una visione della situazione pandemica attuale più ampia e completa Luca Richeldi, direttore dell’Unità di pneumologia del Policlinico Agostino Gemelli e componente del Comitato tecnico-scientifico che affianca il governo in questa fase di emergenza sanitaria, oltre che ordinario di Malattie dell’apparato respiratorio all’Università Cattolica. «É auspicabile che ciascuno eviti un atteggiamento autoreferenziale, rispettando le misure restrittive adottate dal governo, i cui risultati vanno nella direzione che avevamo previsto, seppure a fronte di numeri ancora alti relativamente ai decessi – dice l’esperto -. Questo equivale anche a cercare di comprendere le implicazioni di certi comportamenti, senza sottovalutare quello che è un rischio enorme perché il virus non è cambiato dalla scorsa primavera e circola tra una popolazione ancora vulnerabile».

Considerando i dati diffusi dalla Protezione civile nella giornata di ieri, 17 dicembre – con 683 decessi,18.236 nuovi positivi su 185.320 tamponi effettuati e un tasso di positività del 9,8%, in risalita rispetto all’8,8% del giorno precedente -, Richeldi sottolinea come «c’è un contenimento dell’evoluzione del contagio rispetto all’incremento fuori controllo di qualche settimana fa», con un valore Rt, cioè l’indice di riproduzione di una malattia elaborato mediante algoritmi e valutato in un periodo congruo di tempo, che «in questi giorni risulta inferiore a 1 in tutte le regioni, mentre nelle scorse settimane si manteneva stabilmente sopra l’1». Se quindi «é necessario continuare ad agire per pervenire all’azzeramento di questo dato, riducendo la circolazione del coronavirus», per il medico va anche ricordato che «i dati attuali sono il frutto sì di chiusure e riduzioni rispetto alle interazioni sociali che, però, rimangono ancora parziali, data la necessità di tutelare alcune attività come quelle commerciali». A dire che «la curva inevitabilmente sale e salirà quando le misure di contenimento vengono e verranno allentate: è naturale che sia così, fino a che non avremo la protezione del vaccino».

Di ieri, 17 dicembre, è la notizia che l’avvio delle vaccinazioni contro il Covid-19 è previsto per il prossimo 27 dicembre a livello europeo. In particolare, il ministro della Salute Roberto Speranza ha comunicato che in quella data, «se tutte le procedure di verifica sul vaccino Pfizer Biontech da parte di Ema e di Aifa saranno completate favorevolmente, in Italia si partirà con le prime vaccinazioni al personale sanitario». Per Richeldi è importante sottolineare che «la vaccinazione è lo strumento che difende la persona che vi si sottopone», perciò chi la rifiuta «espone primariamente se stesso a un rischio». Ancora, per rispondere a chi si mostri titubante e indeciso sul livello di sicurezza «di un vaccino elaborato in tempi brevi rispetto a quelli canonici», l’esperto ricorda primariamente che «questo tempo rapido è stato possibile per il maggior numero di investimenti che in questa particolare situazione ci sono stati e per la possibilità di percorsi facilitati che si sono attuati a fronte di un’emergenza sanitaria mondiale». Il medico invita a non cadere «nella “trappola” della suggestione generale, affidandosi invece al sapere di persone competenti che hanno svolto il proprio lavoro», considerando anche come «ogni volta che si entra in farmacia e si acquista un analgesico o una qualunque medicina non ci si chiede quale sia il suo livello di sicurezza per la propria salute».

Da ultimo, guardando ai prossimi mesi, Richeldi auspica un sempre maggiore senso di responsabilità affinché «non si riviva un film già visto»; perché se all’allentamento delle misure restrittive dovessero corrispondere «comportamenti che non tengono conto di un obiettivo comune e superiore, quale è quello della salute pubblica», gli scenari prevedibili «sono sempre gli stessi: aumento dei contagi, maggiore pressione sulle strutture ospedaliere e difficoltà a garantire le cure». Da qui anche una considerazione ancora generale rispetto alla riapertura delle scuole secondarie di primo e secondo grado, attesa per dopo l’imminente pausa per le festività di Natale. «Andrà considerata la situazione epidemiologica a ridosso della possibile data di ripartenza – dice il medico -. É importante che i ragazzi possano riprendere le attività in presenza, e questa è senza dubbio una priorità per il governo, ma è ben più importante salvaguardare prima di tutto la salute pubblica».

18 dicembre 2020