Covid-19: un genitore su 7 senza lavoro dopo l’emergenza

I dati nel rapporto “Riscriviamo il futuro”, diffuso da Save the Children, che fa luce anche sulle difficoltà della didattica a distanza per un minore su 5

Una fotografia sulla condizione delle famiglie che si sono affacciate alla “fase 2” dell’emergenza Covid-19: è il rapporto “Riscriviamo il futuro. L’impatto del coronavirus sulla povertà educativa”, diffuso ieri, 11 maggio, da Save the Children. Un’indagine svolta su un campione di oltre mille famiglie e minori, pubblicata in occasione del lancio della campagna “Riscriviamo il futuro”, per offrire educazione, opportunità e speranza a 100mila minori che vivono nei contesti più deprivati del Paese, in 30 città d’Italia, e per chiedere al governo, al parlamento, alle regioni e a tutte le istituzioni locali di «aiutare i bambini a uscire dalla povertà educativa con un Piano straordinario per l’infanzia e l’istituzione di una unità di missione che ne garantisca l’attuazione». Al Manifesto hanno già aderito oltre cento nomi noti del mondo della cultura e dello spettacolo, della musica e del giornalismo, dell’impresa e dello sport ma l’adesione è aperta a tutti, sul sito di Save the Children.

I dati raccolti dall’organizzazione parlano di quasi 1 genitore su 7 (14,8%), tra quelli con una situazione socio-economica più fragile, rimasto definitivamente senza lavoro a causa dell’emergenza sanitaria; oltre la metà lo ha perso temporaneamente, mentre più di 6 su 10 stanno facendo i conti con una riduzione temporanea dello stipendio, al punto che rispetto a prima del lockdown la percentuale di nuclei familiari in condizione di vulnerabilità socio-economica che beneficia di aiuti statali è quasi raddoppiata, passando dal 18,6% al 32,3%. Si tratta di genitori che, nel 44% dei casi, sono preoccupati di non poter tornare al lavoro o cercarne uno perché i figli non vanno a scuola e non saprebbero a chi lasciarli. Ma le difficoltà riguardano in prima persona anche i minori, impegnati nella didattica online. Circa 1 su 5 incontra maggiori difficoltà a fare i compiti rispetto al passato e, nella fascia d’età tra gli 8 e gli 11 anni, quasi 1 su 10 non segue mai le lezioni a distanza o lo fa meno di una volta a settimana.

ansia bambiniBambini e adolescenti che vivono ai margini, l’allarme di Save the Children, «potrebbero essere lasciati indietro nell’apprendimento e nello sviluppo delle proprie capacità, con il pericolo concreto di abbandonare il loro percorso scolastico, fenomeno che riguarda già il 13,7% dei ragazzi». Secondo quanto emerge dal rapporto, circa 1 genitore su 20 ha paura che i figli debbano ripetere l’anno, nonostante le disposizioni ministeriali lo vietino, o che possano lasciare la scuola; tassi che tra le famiglie in maggiori difficoltà economica passano rispettivamente a quasi 1 su 10 e 1 su 12. Quasi la metà delle famiglie con maggiori fragilità (45,2%) vorrebbe «le scuole aperte tutto il giorno con attività extrascolastiche e supporto alle famiglie in difficoltà», opzione che comunque è gradita dal 39,1% dei genitori intervistati. Ancora, sei genitori su dieci (60,3%) ritengono che i propri figli avranno bisogno di supporto quando torneranno a scuola data la perdita di apprendimento degli ultimi mesi.

«Non possiamo permettere che l’epidemia di Covid-19 in pochi mesi tolga ai bambini e agli adolescenti in Italia opportunità di crescita e sviluppo – afferma Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children Italia -. Dobbiamo agire subito per non privarli del loro futuro. L’educazione, formale e non, rappresenta per i nostri bambini l’ancora di salvezza per avere opportunità nel presente ma soprattutto per garantire la libertà di scegliere il proprio futuro, specie nei contesti più svantaggiati».

12 maggio 2020