Crisi, le famiglie tagliano su cibo, vacanze e salute

crisi-famiglieDa inizio anno, nella Capitale, i consumi scesi dell’1,5%; solo negli ultimi tre mesi -0,2%. Sempre meno acquisti di beni che fino a qualche tempo fa erano considerati indispensabili come le medicine

Sono dati che fotografano una città quasi immobile quelli raccontati dalla Confcommercio. Le famiglie romane spendono sempre meno e risparmiano anche per i beni che fino a qualche tempo fa erano considerati indispensabili come le medicine. Da inizio anno i consumi, nella Capitale, fanno registrare un -1,5%, – 0,2% solo nell’ultimo trimestre. L’associazione dei commercianti va poi nello specifico elencando le diminuzioni dei consumi più sostanziali: i pasti in casa e fuori casa (- 4,5%) ed in particolare l’alimentazione domestica (-3,6%), i viaggi e le vacanze (-3,2%) e la cura del sé e la salute (-3,5%), al cui interno si è registrata la netta flessione della spesa per abbigliamento e calzature (-5,6%).

«Il settore dei servizi – comunica la Confcommercio Roma – è quello che ha resistito meglio alla crisi tanto che possiamo parlare di una terziarizzazione dei consumi, cioè, come è stata definita, di una virata strutturale della domanda verso i servizi. Nel 2013 la spesa in servizi ha raggiunto il record del 55% dei consumi, in linea con quanto avvenuto a livello nazionale. Conseguenza diretta di questa situazione è il saldo negativo nel periodo gennaio-maggio 2014 tra le imprese iscritte e quelle cessate nel Lazio di oltre 5.200 unità, in aumento rispetto al 2013 quando era stato di circa 4.400, con una variazione dei consumi media annua pro capite, dal 2008 al 2013, del -2,2%».

«Al di là della singola cifra – dichiara il presidente della Confcommercio di Roma e del Lazio, Rosario Cerra -, questi numeri ci raccontano di un’ economia in sofferenza, di un abbassamento sensibile negli ultimi 7-8 anni della qualità della vita dei cittadini. I romani sono stati costretti a rinunciare non solo ai beni primari come l’alimentazione o l’abbigliamento, ma addirittura alle cure mediche. È evidente che la questione non è solo economica ma anche e soprattutto sociale». A livello territoriale «le imprese sono doppiamente penalizzate: dal peso delle tasse nazionali e locali che insieme gravano sull’utile annuo per circa il 76%. È evidente che occorre rimettere in moto il mercato attraverso investimenti, incentivi, politiche di sviluppo, progetti di rete».

12 settembre 2014