Cristiani perseguitati. Il Papa: «Il mondo non resti indifferente»

Francesco ha ricordato durante gli incontri e le celebrazioni della Pasqua 2015 l’alto tributo, anche di sangue, pagato dai cristiani in tutto il mondo

Francesco ha ricordato durante gli incontri e le celebrazioni della Pasqua 2015 l’alto tributo, anche di sangue, pagato dai cristiani in tutto il mondo

I cristiani perseguitati «sono i nostri martiri di oggi e sono tanti; possiamo dire che siano più numerosi che nei primi secoli». Al Regina Coeli, il giorno dopo Pasqua, Francesco non smette di ricordare il sacrificio quotidiano causato dalla caccia all’uomo anticristiana che si consuma in tante parti del mondo. In particolare, è stata la strage del college in Kenya a segnare i pensieri e le parole del Papa che, sin dalla Via Crucis al Colosseo del Venerdì Santo, ha invitato tutti a fidarsi della misericordia di Dio, che perdona i nostri peccati. «In Te – ha detto Francesco -, venduto, tradito, crocifisso dalla tua gente e dai tuoi cari, noi vediamo i nostri quotidiani tradimenti e le nostre consuete infedeltà. In te, Divino Amore, vediamo ancora oggi i nostri fratelli perseguitati, decapitati, crocifissi per la loro fede in te, sotto i nostri occhi o spesso con il nostro silenzio complice».

«Imprimi Signore – ha proseguito Francesco – nel nostro cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore per i nostri peccati e portaci a pentirci per i nostri peccati che ti hanno crocifisso». Prima di recarsi al Colosseo per la Via Crucis, il Papa ha inviato un messaggio di cordoglio e solidarietà per le vittime della strage in Kenya, condannando come «atto di brutalità senza senso» la carneficina di studenti. Il Lunedì dell’Angelo come per il Venerdì Santo, Francesco è tornato sulla persecuzione dei cristiani: «Auspico che la comunità internazionale non assista muta e inerte di fronte a tale inaccettabile crimine, che costituisce una preoccupante deriva dei diritti umani più elementari. Auspico veramente che la comunità internazionale non rivolga lo sguardo da un’altra parte».

L’appello del Papa ha concluso una riflessione incentrata sulla speranza della Risurrezione: «Noi annunciamo la risurrezione di Cristo quando la sua luce rischiara i momenti bui della nostra esistenza e possiamo condividerla con gli altri; quando sappiamo sorridere con chi sorride e piangere con chi piange; quando camminiamo accanto a chi è triste e rischia di perdere la speranza; quando raccontiamo la nostra esperienza di fede a chi è alla ricerca di senso e di felicità».

È l’amore che s’impone e che, come ha ripetuto il Papa a Pasqua, «ha sconfitto l’odio». La «vita ha vinto la morte, la luce ha scacciato le tenebre, Gesù Cristo, per amore nostro si è spogliato della sua gloria divina; ha svuotato se stesso, ha assunto la forma di servo e si è umiliato fino alla morte, e alla morte di croce. Per questo Dio lo ha esaltato e lo ha fatto Signore dell’universo».

 

7 aprile 2015