Da Aleppo parla suor Guadalupe: «Evidente la persecuzione contro i cristiani»

La testimonianza raccolta da Acs Italia. «I giovani sono preparati, dicono che i terroristi possono togliere loro la vita ma non il Cielo»

La testimonianza della religiosa raccolta da Acs Italia. «I giovani sono preparati, e dicono che i terroristi possono togliere loro la vita ma non il Cielo»

«Le mamme chiedono ai monaci di tatuare il segno della croce sulle braccia dei figli, li preparano alla possibilità del martirio. Anche i giovani sono preparati: dicono che i terroristi possono togliere loro la vita ma non il Cielo». Aleppo ormai è una città nella quale «la persecuzione nei confronti dei cristiani c’è ed è evidente». Ne è convinta suor Maria Guadalupe de Rodrigo, la missionaria argentina dell’Istituto del Verbo incarnato (Ive), che questa mattina, mercoledì 30 novembre, ha incontrato il direttore della sezione italiana di Aiuto alla Chiesa che soffre Alessandro Monteduro, nella sede romana della fondazione. «Ero nella città siriana per un periodo di riposo – ricorda la religiosa – e quando è scoppiata la guerra ho capito che Dio mi voleva lì per una nuova missione».Parla della città, suor Maria Guadalupe, e la sorte di Aleppo appare subito strettamente intrecciata con quella della sua comunità cristiana, ben diversa da quelle che si incontrano spesso in Europa. «Ad Aleppo – riferisce – non ci sono cristiani solo di nome ma cristiani-testimoni, cioè possibili martiri». E mette a nudo il deficit di comprensione da parte delle società europee. «Il Medio Oriente – afferma – non si può valutare con criteri occidentali, sia quanto alla politica, sia quanto alla sfera religiosa». Poi il tono diventa perentorio quando parla del conflitto in corso: «Non è una guerra civile ma un’invasione di terroristi, protagonisti della persecuzione, anzitutto ai danni dei cristiani». A dimostrarlo, per la missionaria, il fatto stesso che ai cristiani che vengono rapiti viene imposta la conversione forzata all’Islam. «I cosiddetti ribelli – precisa – sono in realtà terroristi jihadisti».

La situazione non migliora nei quartiri cristiani di Aleppo ovest, dove «la popolazione sperimenta quella che la gente chiama la “pioggia”, cioè razzi in grande quantità». “Pioggia” che si intensifica in occasione delle feste cristiane. «In città – prosegue suor Maria Guadalupe – sono rimasti solo 25mila cristiani». E tutta la città, al momento, soffre per l’embargo, al punto che «i vescovi locali ne hanno chiesto la rimozione, perché danneggia la popolazione». Duro anche il giudizio sull’Europa, dove i rifugiati siriani «pensavano di essere “in famiglia”, nell’Europa cristiana, e invece hanno trovato un continente chiuso, secolarizzato. A ciò si aggiungono i maltrattamenti che patiscono dai rifugiati islamici». Non però da quelli di orgine siriana: «Con i musulmani in Siria non ci sono mai stati problemi di convivenza».

Suor Guadalupe ne è convinta: questi cristiani siriani non vogliono essere rifugiati ma «vogliono tornare in Siria». Da ultimo, un appello ai cattolici italiani, raccolto dal presidente di Acs: «Non abbandonateci. I cristiani siriani hanno bisogno anzitutto della vostra preghiera, per prepararsi al martirio, e poi di aiuto finanziario. Loro ci insegnano come vivere da veri cristiani».

30 novembre 2016