Dalla Cei un milione di euro per i cristiani dell’Iraq

Annunciato uno stanziamento straordinario prelevato dai fondi dell’8xmille e affidato alla Nunziatura di Baghdad, «per affrontare la prima emergenza e sostenere progetti di solidarietà» insieme ai vescovi del Paese

 

Un milione di euro. Questo il fondo stanziato dalla presidenza della conferenza episcopale italiana a sostegno delle comunità cristiane in Iraq, «duramente provate dalla violenza persecutoria scatenata dagli estremisti», si legge in una nota diffusa oggi, mercoledì 24 settembre. La somma, informano dalla Cei, è stata prelevata dai fondi dell’8xmille e affidata alla Nunziatura di Baghdad, «perché insieme con i vescovi del Paese provveda ad affrontare la prima emergenza e a sostenere progetti di solidarietà».

Il contributo annunciato oggi si aggiunge a quello, analogo per entità, stanziato in luglio per far fronte all’emergenza in Siria. «In entrambi i Paesi la Chiesa, anche grazie al contributo di Caritas Italiana, ha messo a disposizione le sue strutture – è scritto nella nota -, aprendo le porte per assicurare un’assistenza di base alle centinaia di migliaia di profughi, in grande maggioranza cristiani, costretti a fuggire dai loro luoghi d’origine».

Fra loro anche tanti sacerdoti e religiosi ai quali, nei giorni scorsi, è arrivato il richiamo perentorio del Patriarca di Babiliona dei Caldei Louis Raphael I Sako, a non cercare condizioni di vita confortevoli ma «servire i fratelli seguendo Cristo, anche accettando di portare la croce, quando ciò viene richiesto dalla circostanze. Per questo – ha ricordato il Patriarca – nessuno può abbandonare la propria diocesi o la propria comunità religiosa senza l’approvazione formale del vescovo o del proprio superiore, secondo quanto è stato ribadito anche in occasione del Sinodo dei vescovi caldei tenutosi nel giugno 2013». Di qui l’esortazione a tutti i sacerdoti e i religiosi caldei che hanno lasciato l’Iraq, trasferendosi presso le comunità della diaspora caldea sparse nel mondo, a rientrare nel proprio Paese e a mettersi al servizio di chi si trova maggiormente nel bisogno. Il Patriarca avverte infine che saranno presi provvedimenti disciplinari per chi, entro un mese, non avrà risposto al richiamo dando conto della sua situazione ai propri superiori

24 settembre 2014