Debito, interesse e usura: dal sentimento della colpa al “noi” della fraternità

L'economista Luigino Bruni, il missionario comboniano Giulio Albanese e Fabio Vando, della Fondazione Salus Populi Romani, a confronto sul tema "Siamo debitori gli uni degli altri", per il ciclo "Si tratta di un'altra logica", promossa da Caritas e Pastorale sociale

Attorno al debito, all’interesse e alle usure occorre riaprire un dibattito serio, che si sviluppi su un piano non solo morale ma soprattutto economico. È quanto emerso nel corso del terzo appuntamento del ciclo “Si tratta di un’altra logica”, il percorso di formazione promosso dalla Caritas e dall’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Roma per riflettere sull’enciclica “Fratelli tutti”.

“Siamo debitori gli uni degli altri” il tema dell’incontro, trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook della Caritas e aperto da una meditazione dell’economista Luigino Bruni, docente dell’Università Lumsa. «Nella cultura occidentale il debito è sinonimo di colpa e noi, per troppi secoli, abbiamo gestito le colpe non sempre con la misericordia – ha commentato -. La frase del Papa, “siamo debitori gli uni degli altri”, va dunque letta non certo in un registro finanziario ma prendendo a riferimento san Paolo, quando dice: “Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole e scambievole”». Una metafora che «sempre più avvicina Dio a quella immagine innovativa che ci ha dato Gesù, di un Dio che è amore».

A proposito di debito e debitori, Bruni si è poi soffermato sull’inammissibilità della pena di morte, esplicitamente dichiarata da Francesco nell’enciclica: «Possiamo essere debitori di tutto, tranne che della vita – ha proseguito -. Se infatti Dio impedì che Caino, il primo fratricida, fosse a sua volta ucciso in quanto assassino, allora “nessuno tocchi Caino” è un segno proprio di ogni civiltà della fraternità». Una fraternità non di sangue ma universale: «Francesco ha affidato quasi interamente la fondazione biblica di questa enciclica alla parabola del Buon Samaritano per dirci che il prossimo, il fratello e la sorella del Vangelo non sono il vicino – ha spiegato ancora -. A chinarsi e a soccorrere l’uomo mezzo morto infatti fu colui che era più lontano, da ogni punto di vista».

Un “noi”, quello auspicato dal Papa, che non si contrappone al mondo intero ma che piuttosto riconosce l’appartenenza a un destino comune, come ha sottolineato anche il missionario comboniano padre Giulio Albanese nel suo intervento su “Perché il debito dei paesi poveri condiziona la nostra vita?”. «Il mondo in cui viviamo continua purtroppo a essere segnato da una crescente divaricazione tra gli estremi – ha detto -. Basti pensare al fatto che le agenzie di rating, nel corso della pandemia, hanno declassato le economie dei mercati emergenti, molti dei quali africani». Un fenomeno con un impatto fortemente speculativo: «Il declassamento acuisce a dismisura l’esclusione sociale e penalizza fortemente le possibilità di sviluppo, in quanto riduce il valore delle obbligazioni sovrane e spinge i tassi di interesse in alto – ha aggiunto -. Tutto ciò contribuisce a un aumento del costo del debito». Il risultato: periferie del mondo sempre più impoverite. A questo è legata l’iniziativa, di cui ha parlato padre Albanese, del gruppo di giuristi che nel 1997 redassero la “Carta di S. Agata dei Goti”: presentare una risoluzione all’assemblea generale dell’Onu per chiedere un parere alla Corte di Giustizia dell’Aja sulla legittimità del sistema finanziario nel diritto internazionale e sul rispetto dei diritti umani.

Riflessioni urgenti e concrete che hanno fatto da sfondo alla testimonianza di Fabio Vando, referente della Fondazione “Salus Populi Romani”, che svolge un’azione di prevenzione e consulenza nei casi di sovraindebitamento e credito illegale. «Il debito porta con sé una responsabilità soggettiva che produce vergogna e oggi le più colpite sono soprattutto le famiglie a basso reddito – ha evidenziato -. Quella che cerchiamo di offrire è una cura che dà luce sulle ragioni che hanno creato il sovraindebitamento e che prova a rimettere la persona in una fase in cui controlla di più i suoi sentimenti in termini di ansia e colpa».

Prossimo appuntamento dell’itinerario di Caritas e Pastorale sociale il 12 febbraio alle 18 su “Il vero tema è il lavoro”, con la sociologa Chiara Giaccardi e Marco Bentivogli, attivista di Base Italia.

18 gennaio 2021