Decreto Rilancio, Fnopi: per terapie intensive servono più infermieri

La Federazione accoglie con favore l’istituzione “per legge” dell’infermiere di famiglia. L’auspicio di un nuovo modello omogeneo di assistenza sul territorio

Il decreto Rilancio approvato ieri, 13 maggio, dal Consiglio dei ministri prevede, tra le altre cose, anche un aumento degli infermieri per arrivare a 8 ogni 50mila abitanti: 9.600 in più, come da tempo chiedeva la Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche (Fnopi) per dare il via alla figura dell’infermiere di famiglia/comunità durante la pandemia, anche se a regime ne serviranno, secondo la Federazione, almeno 20mila. In un primo tempo le assunzioni sono previste fino a fine anno, dal 2021 saranno stabilizzate a tempo indeterminato.

Per la presidente Fnopi Barbara Mangiacavalli, «questo passo riconosce la necessità già scritta da governo e Regioni nel Patto per la salute 2019-2021 di introdurre a pieno titolo la figura dell’infermiere di famiglia/comunità. E non solo come supporto alla prima linea di Covid-19 che si sposta ormai sul territorio, ma anche per l’assistenza sempre necessaria a cronici e fragili non Covid». Una figura che col decreto Rilancio viene confermata e istituita “per legge”, aprendo la porta alla sua istituzione omogenea su tutto il territorio nazionale. Dove l’infermiere di famiglia/comunità è già attivo infatti (ad esempio Friuli-Venezia Giulia, ma lo ha regolamentato anche la Toscana che lo affianca già in micro-équipe ai medici del territorio, mentre altre Regioni hanno deliberato la sua introduzione) ha già dato risultati eccellenti, rivendicano dalla Federazione: riduzione del 20% dei “codici bianchi” al pronto soccorso, del 10% delle ospedalizzazioni, interventi più rapidi sul territorio.

Da questo primo passo la Fnopi auspica un nuovo modello omogeneo di assistenza sul territorio con la stabilizzazione di queste nuove forze: figure strutturate e riconosciute a livello formativo. Per la Federazione occorre inoltre prevedere un ampliamento dell’organico anche in terapia intensiva. Gli standard nazionali e internazionali indicano per ogni 8 posti letto di terapia intensiva 24 infermieri e 12 ogni 8 posti letto di terapia sub-intensiva: circa 17mila in più. Secondo gli standard internazionali, ogni infermiere dovrebbe assistere in media non più di sei pazienti per ridurre il rischio di mortalità del 20-30%, ma ci sono regioni dove il rapporto raggiunge 1 ogni 16 e comunque non si scende sotto 1 ogni 9. E per le terapie intensive il dato è più rigido: un infermiere specializzato nell’emergenza dovrebbe seguire al massimo poco più di un paziente e due in sub-intensiva per garantire un’assistenza all’altezza della gravità dei ricoveri.

14 maggio 2020