Di Tora: «Nel dolore di questi giorni, la fede ci fa gridare che Cristo ha vinto la morte»

Il vescovo ha presieduto nella cappella della Cei la Messa domenicale trasmessa in diretta da Rai 1. «La Parola di Dio è attualità, ci interpella nell’oggi»

In mezzo al pianto e al dolore per i defunti di questi giorni, morti nella più totale solitudine, «la fede ci fa gridare che Cristo ha vinto la morte, è risorto e ci invita, meditando su di essa, ad un rinnovato impegno d’amore per la vita di tutti, familiari, amici, poveri, disagiati, immigrati, rom. Nessuno escluso». Queste le parole pronunciate dal vescovo Guerino Di Tora, ausiliare del settore Nord di Roma, durante la celebrazione eucaristica presieduta nella cappella “Gesù Buon Pastore” della sede romana della Conferenza episcopale italiana. Nella quinta domenica di Quaresima la liturgia, trasmessa in diretta da Rai 1, propone il brano evangelico della resurrezione di Lazzaro in cui il comportamento di Gesù, «profondamente commosso» davanti alla tomba dell’amico, e l’afflizione di Marta e Maria sono simili a quelli di tanti uomini e donne che soffrono in queste settimane in cui la pandemia di coronavirus ha stravolto la vita di milioni di famiglie nel mondo e ucciso oltre 10mila persone solo in Italia, morte senza il conforto degli affetti più cari. «La Parola di Dio è attualità, ci parla, ci interpella nell’oggi del nostro presente», ha infatti ricordato il vescovo rimarcando che la fede del cristiano è incentrata sulla promessa di Cristo della vita eterna a chi crede in Lui.

Durante la Messa, ancora una volta celebrata senza fedeli per contenere il diffondersi del virus, commentando le letture del giorno il vescovo ha sottolineato che la vita eterna era già stata anticipata nella «visione profetica e di grande speranza» del profeta Ezechiele e richiamata da san Paolo nella lettera ai Romani. «Gesù disseta la nostra sete – ha proseguito Di Tora -. È la luce che illumina il nostro cammino, la vita vera che dà vita». Il suo «apparente silenzio» davanti all’invito delle sorelle che lo pregano di accorrere dall’amico malato fa scaturire un interrogativo comune ancora oggi a molti uomini: «Signore dove sei?». Quando Gesù giunge a Betània trova Marta e Maria  in preda alla disperazione totale. «Quanti di noi di fronte a morti improvvise, dolorose e tragiche pongono al Signore la stessa domanda di Marta – le parole del presule -. Ma Cristo le dice, e lo ripete anche a noi oggi, che il fratello risorgerà perché Lui è la risurrezione e la vita».

Il vescovo  ha quindi esortato a imitare le gesta di Marta che corre a chiamare la sorella Maria. «Ci invita ad alzarci – ha proseguito -, a non stare fermi nel nostro dolore, anche di fronte al dolore della morte attuale». Nel brano l’evangelista Giovanni trasmette il grande turbamento di Gesù che «scoppiò in pianto», commozione che, per Di Tora, «rivela il vero volto di Dio» che rimane accanto ai suoi figli e patisce con loro nella sofferenza. Anche oggi nel dolore e nello smarrimento provocati dalla pandemia Gesù grida a ognuno di noi «di uscire dalla tomba – ha concluso il presule -, di uscire dalle tenebre, dai pregiudizi, dalle piccole sicurezze, dagli egoismi. Il Signore ci invita a tornare a vivere e ci chiama a testimoniare una vita nuova che va al di là del mistero della morte».

30 marzo 2020»