Dialogo ebraico-cristiano, il punto in un convegno alla Gregoriana

A confronto Giuseppe Pulcinelli, responsabile diocesano per i rapporti con l’ebraismo, e David Meghnagi, direttore del master internazionale in Didattica della Shoah a Roma Tre

Da una parte, «l’impegno della Chiesa a superare certe mentalità e impostazioni teologiche, per rendere possibile una nuova relazione con gli ebrei». Dall’altra, la richiesta di un ulteriore passo avanti: «Rivisitare i programmi di viaggio per i pellegrinaggi in Terra Santa», presentando anche il volto di «una nazione ebraica alle prese con sfide difficili e situazioni drammatiche». Sono le istanze presentate ieri, 15 febbraio, nel primo caso, da monsignor Giuseppe Pulcinelli, responsabile diocesano per i rapporti con l’ebraismo, e, nel secondo caso, da David Meghnagi, di fede ebraica e direttore del master internazionale in Didattica della Shoah all’università Roma Tre, alla Pontificia Università Gregoriana. L’occasione: un incontro organizzato dalla diocesi di Roma, nell’ambito della Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei.

Giuseppe PulcinelliDa monsignor Pulcinelli una carrellata sugli atti e i pronunciamenti dei pontefici negli ultimi 80 anni: dall’enciclica di Pio XI “Con ardente preoccupazione” (1937) alla conferenza di Seelisberg (1947), in cui si stabilirono «dieci punti base» per le relazioni con gli ebrei, fino alla dichiarazione “Nostra Aetate” (1965), giungendo poi alla preghiera di san Giovanni Paolo II al Muro del Pianto e ai viaggi in Terra Santa di Benedetto XVI e Papa Francesco. Tappe di un dialogo che ha rivelato «grandi cambiamenti rispetto al passato». La Chiesa, ha spiegato Pulcinelli, «ha dovuto superare certe mentalità che persistevano e persistono al suo interno». Da parte ebraica, invece, «il ricordo del disprezzo, delle persecuzioni e delle imposizioni, anche violente, ha pesato nel processo di comprensione e di accettazione di questo felice cambiamento».

Nell’incontro, moderato da padre Felix Korner, docente di Teologia del dialogo interreligioso ed ecumenico alla Gregoriana, all’elenco di quanto si è fatto Meghnagi ha aggiunto quanto ancora si può fare, indicando le attese dal punto di vista ebraico. Negli anni scorsi «è stato piantato un albero, alla presenza del rabbino Toaff, nei giardini vaticani. Sta crescendo, ma per farlo crescere davvero abbiamo bisogno di parlare anche di ciò che ci lascia insoddisfatti». Il riferimento è agli accordi di pace tra Israele e Santa Sede, che «prevedono un impegno diretto della Santa Sede nella lotta contro l’antisemitismo, in qualunque forma esso si presenti – ha continuato -. Capisco che questo possa comportare difficoltà nelle relazioni con i fratelli musulmani ma su questo non possiamo fare sconti di nessun tipo».

David MeghnagiMeghnagi ha richiamato poi la decisione dell’Unesco di non riconoscere il legame degli ebrei con il Monte del Tempio di Gerusalemme, considerandola un «atto di negazionismo». E ha aggiunto: «Il silenzio anche della Chiesa rispetto alla decisione dell’Unesco è stato estremamente grave». Poco prima monsignor Pulcinelli aveva segnalato che «gli ebrei sono sensibili a ogni segnale che possa essere interpretato come un passo indietro in questo cammino». Infine, la richiesta del docente di rivisitare i programmi dei pellegrinaggi in Terra Santa, auspicando che «non evitino i luoghi ebraici o incontri con gli ebrei e con la realtà viva della società ebraica rinata e indipendente di Israele, sia nei suoi aspetti religiosi sia laici», in modo che si evitino «pregiudizi anti-israeliani».

16 gennaio 2018