Docenti universitari a confronto sulle sfide dell’oggi

Nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense l’apertura del XVI Simposio internazionale, organizzato dal Servizio diocesano. De Donatis e il ricordo di san Paolo VI. Le lectio magistralis di Nicotera e Serianni

Preparare a una professione facendo acquisire competenze specifiche e, insieme, educando alle domande di senso e ai valori più alti. Questo, in estrema sintesi, il ruolo dell’Università delineato ieri sera, 8 novembre, nel corso dell’apertura del XV Simposio internazionale dei docenti universitari che ha avuto luogo nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense, a piazza di San Giovanni in Laterano.

Organizzato dal Servizio per la cultura e l’università del Vicariato in collaborazione con il ministero per l’Istruzione, l’università e la ricerca e il Comitato dei rettori delle università pontificie di Roma, l’evento culturale, che prosegue nella giornata odierna, ha per tema “Quale missione per l’università oggi? Formazione, ricerca, innovazione, lavoro e sapienza”. «Può sembrare una linea guida troppo generale – ha chiosato monsignor Andrea Lonardo, direttore del Servizio diocesano – ma se mancasse anche solo uno di questi elementi il quadro non sarebbe completo. L’università serve e aiuta in quanto unione di intelligenza e amore ed è strumento necessario, citando Bernardo di Chartres, per coglierci “seduti sulle spalle dei giganti”, ossia saper riconoscere la bellezza della storia e, insieme, mostrare l’orgoglio di vedere meglio e in modo nuovo».

L’introduzione ai lavori è stata affidata al cardinale Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, che ha sottolineato in primo luogo come «l’università, nata nel Medioevo, è la fusione di due retaggi: la cultura classica e scientifica da un lato, e la fede cristiana dall’altro, cioè i due elementi fondanti della storia di Roma per la quale si potrebbero allora individuare come fondatori due coppie di fratelli: Romolo e Remo e Pietro e Paolo». Di seguito, riferendo della sua recente partecipazione al Sinodo dei vescovi sui giovani e il discernimento e rivolgendosi a docenti e rettori, il porporato ha guardato a «quel mondo giovanile che voi servite a volte anche con fatica, sapendo che negli anni dello studio un giovane può trovare la propria strada o smarrirsi completamente, specie se non ha alle spalle una forte identità e una storia, quel senso di appartenenza che consente di guardare al futuro aprendosi all’altro».

Ancora, De Donatis ha auspicato che nei luoghi del sapere «accanto alla critica metodologicamente fondata trovi spazio l’onestà intellettuale» nonché «la sapienza per accompagnare la scienza che, da sola, non basta perché il nostro cuore pone quesiti e interrogativi che la superano». Infine, il ricordo di san Paolo VI, studente della Sapienza alla facoltà di Lettere e filosofia: «Le università di Roma possano formare persone simili a quello speciale allievo che ha tanto giovato non solo alla nostra città ma alla nazione tutta e al mondo intero».

A seguire, la lectio magistralis di Pierluigi Nicotera, direttore e fondatore del Centro tedesco per le malattie neurodegenerative, e quella di Luca Serianni, professore ordinario di Storia della lingua italiana alla Sapienza. Il primo ha trattato della demenza quale conseguenza dell’invecchiamento, in particolare del morbo di Alzheimer, considerando l’impatto della malattia sulla vita delle singole persone e quali siano le ricadute di carattere etico ed economico sulla società. «Queste malattie originano circa 20 anni prima della loro manifestazione – ha spiegato Nicotera – quindi, purtroppo, interveniamo quando è troppo tardi e non abbiamo, ad oggi, una cura efficace da offrire perciò possiamo intervenire solo sulla prevenzione e cercando di garantire una qualità di vita elevata ai malati». Da questa situazione, «che ha un costo per la società di 30mila euro annui per ciascun malato, sorgono dilemmi etici come ad esempio se sia giusto o meno informare la persona, cui non possiamo offrire che cure palliative, rispetto alla propria condizione». In questo senso, di fronte al riconoscimento dell’ignoranza della scienza, Nicotera ha affermato che «proficua è la sinergia instaurata dai centri di ricerca e di cura con alcune facoltà di Filosofia e Teologia». Il filologo e linguista Serianni, invece, ha riflettuto sugli elementi di continuità e di rottura dei diversi livelli di formazione e sulla missione didattica dell’università al tempo della rivoluzione tecnologica: «Non si può e non si deve ritenere – ha asserito – che il rapporto personale tra due persone, docente e discente, sia obsoleto e superato».

Al Simposio era presente anche Nando Minnella, capo della segreteria tecnica del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. I lavori proseguono oggi, 9 novembre, con quattro sessioni di approfondimento e una tavola rotonda.

9 novembre 2018