Domenica delle Palme, Francesco: «Riconosciamo Gesù nel volto di chi soffre»

Il Papa ha presieduto in piazza San Pietro la celebrazione che apre la Settimana Santa. Con lui i giovani che celebravano la 32° Gmg

Il Papa ha presieduto in piazza San Pietro la celebrazione che apre la Settimana Santa. Con lui i giovani che celebravano la 32° Gmg

«Gesù che, secondo le Scritture, entra nella Città Santa non è un illuso che sparge illusioni, un profeta “new age”, un venditore di fumo, tutt’altro: è un Messia ben determinato, con la fisionomia concreta del servo, il servo di Dio e dell’uomo che va alla passione». Papa Francesco durante l’omelia della Messa solenne per la Domenica delle Palme, che ha presieduto ieri, 9 aprile, in piazza San Pietro, ha indicato chi è davvero il Gesù che viene accolto a Gerusalemme, acclamato come un re. La celebrazione si è aperta con la tradizionale processione che ha raggiunto l’obelisco al centro della piazza. In cammino insieme al Papa 500 giovani, di cui oltre 250 arrivati da varie diocesi. Una presenza significativa che ha ricordato la concomitanza della Domenica delle Palme con la 32esima Giornata mondiale della gioventù, che quest’anno si celebra a livello diocesano sul tema «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente». In processione, reggendo i ramoscelli di palma intrecciati, anche 40 vescovi e 40 cardinali, compreso il vicario del Papa per la diocesi di Roma Agostino Vallini.

Al centro della piazza, il Papa ha benedetto le palme e gli ulivi. Poco dopo, la processione è continuata fino al sagrato, dove Francesco ha presieduto la Messa della Passione, una celebrazione che ha «un doppio sapore, dolce e amaro». «È gioiosa e dolorosa, perché in essa celebriamo il Signore che entra in Gerusalemme ed è acclamato dai suoi discepoli come re; e nello stesso tempo viene proclamato solennemente il racconto evangelico della sua Passione», ha spiegato Bergoglio, che ha continuato ad approfondire i due volti della Domenica delle Palme. «Mentre anche noi facciamo festa al nostro re, pensiamo alle sofferenze che Lui dovrà patire in questa Settimana – ha aggiunto -. Pensiamo alle calunnie, agli oltraggi, ai tranelli, ai tradimenti, all’abbandono, al giudizio iniquo, alle percosse, ai flagelli, alla corona di spine, e infine alla Via Crucis, fino alla crocifissione». Sofferenze annunciate anche a chi vorrà seguirlo: «Per seguire fedelmente Gesù, chiediamo la grazia di farlo non a parole ma nei fatti, e di avere la pazienza di sopportare la nostra croce».

Ad ascoltare il Papa, circa cinquantamila fedeli giunti in piazza San Pietro da diversi Paesi. Francesco ha indicato loro dove potere vedere il volto di Gesù: «Non ci chiede di contemplarlo soltanto nei quadri o nelle fotografie, oppure nei video che circolano in rete. No. È presente in tanti nostri fratelli e sorelle che oggi, oggi patiscono sofferenze come Lui». Persone che «soffrono per un lavoro da schiavi, per i drammi familiari, per le malattie. Soffrono a causa delle guerre e del terrorismo, a causa degli interessi che muovono le armi. Uomini e donne ingannati, violati nella loro dignità, scartati. Gesù è in loro e con quel volto sfigurato, con quella voce rotta, chiede di essere guardato, di essere riconosciuto, di essere amato».

Al termine della Messa, il Papa ha salutato i giovani che hanno celebrato la Giornata della gioventù e «specialmente quanti hanno partecipato all’incontro internazionale in vista dell’assemblea sinodale sui giovani», che si è celebrato sabato a Santa Maria Maggiore proprio alla presenza di Bergoglio. Subito dopo l’Angelus, i giovani di Cracovia hanno simbolicamente consegnato ai coetanei di Panama la croce della Giornata mondiale della gioventù. «È un’altra tappa del grande pellegrinaggio, iniziato da san Giovanni Paolo II, che l’anno scorso ci ha radunati a Cracovia e che ci convoca a Panama per il gennaio 2019 – ha affermato Francesco -. Chiediamo al Signore che la croce là dove passerà faccia crescere la fede e la speranza».

10 aprile 2017