Don Giaquinta, precursore del carisma della fratellanza universale
Messa nell’anniversario dell’ordinazione a Santa Maria ai Monti, con De Donatis. Prima, l’incontro promosso dalla Postulazione: «Ha elevato la rivoluzione sociale a evangelica»
Il 18 marzo 1939 veniva ordinato sacerdote il Servo di Dio monsignor Guglielmo Giaquinta, fondatore del Movimento Pro Sanctitate, morto a Roma il 15 giugno 1994. Nell’anniversario dell’ordinazione presbiterale il cardinale vicario Angelo De Donatis ha presieduto la celebrazione eucaristica nella parrocchia di Santa Maria ai Monti dove nel 1942, con l’incarico di viceparroco, don Guglielmo iniziò il suo ministero sacerdotale dando vita, nel 1947, ai primi gruppi Pro Sanctitate e dove oggi riposano le sue spoglie. Inginocchiato davanti all’immagine miracolosa della Vergine con il Bambino, don Giaquinta, di cui è in corso la causa di beatificazione, sperimentò «quanto fosse importante capire fino in fondo cosa significhi essere battezzato», ha affermato il porporato nell’omelia. Precursore del carisma della fratellanza universale e della chiamata universale alla santità, «immenso dono unico e personale ricevuto nel battesimo», don Guglielmo definiva il sacramento «la grande polveriera della santità» perché, ha spiegato De Donatis, «contiene in sé tutte le munizioni, ovvero i doni di grazie per far esplodere la fede, la speranza e la carità, vale a dire la gioia della conformazione a Cristo Redentore».
Quest’esplosione monsignor Giaquinta, che fu vescovo di Tivoli dal 1968 al 1987, «avrebbe voluto vederla attuarsi ovunque – le parole del vicario -, in primo luogo nella Chiesa, perché era convinto che l’amore di Cristo per il Padre e per l’umanità non può essere taciuto e deve trasformare ogni cosa, lo ha codificato e fatto oggetto del carisma della Pro Sanctitate». Il carisma «tutti santi, tutti fratelli» viene oggi portato avanti dalle diverse realtà della Famiglia Pro Sanctitate presente, oltre che in Italia, in India, negli Stati Uniti e in Lettonia. Rami della famiglia sono il Movimento laicale, che si occupa soprattutto della chiamata alla santità; l’istituto secolare delle Oblate Apostoliche; gli animatori sociali chiamati a diffondere il messaggio della fraternità universale; gli Apostolici Sodales, sacerdoti che offrono il proprio ministero alla promozione della carità, dell’amore per l’Eucaristia, della missionarietà.
A tutti i membri della Famiglia, l’invito del cardinale vicario a «tenere sempre vivo e bruciante il carisma Pro Sanctitate», a farsi «profondi conoscitori e amanti della vita spirituale», ad avere «il coraggio della rivoluzione dell’amore» e a diventare «veri samaritani, convinti che la fraternità in Cristo supera ogni barriera di lingua, di popolo e di religione». Prima della conclusione della Messa, poi, De Donatis ha benedetto una stele sepolcrale posta davanti alla tomba del Servo di Dio.
Il pomeriggio dedicato a monsignor Giaquinta si è aperto con l’incontro “Guglielmo Giaquinta, un sacerdote per la santità. Dialogo a più voci”, promosso dalla Postulazione della causa di beatificazione. Il parroco di Santa Maria ai Monti Francesco Pesce ha ricordato che negli anni in cui Giaquinta fu viceparroco era in atto la seconda guerra mondiale. «Mentre intorno a lui c’era la guerra lui propugnava la rivoluzione delle beatitudini – ha detto -. Ha elevato la rivoluzione sociale a rivoluzione evangelica, trasformando in speranza la paura di quei momenti». Il sacerdote ha ricordato anche le ore che don Guglielmo trascorreva in confessionale e quelle dedicate all’accompagnamento spirituale. Dagli scritti del Servo di Dio emerge che «si sentiva un sacerdote amato da un dolce Padre – ha spiegato don Francesco Asti, decano della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale -. Si sentiva un figlio prediletto che aveva sperimentato l’amore oblativo, cioè quello della donazione».
Monsignor Tarcisio Camilleri, primo fratello generale dell’Istituto degli Apostolici Sodales, ha conosciuto il Servo di Dio, un incontro che considera «una grande grazia». Ha ricordato «l’atteggiamento paterno» e la capacità di accogliere e ascoltare tutti «in silenzio e con grande interesse». Monsignor Giaquinta era un «uomo di preghiera», che si preparava per la Messa «con molta cura – ha aggiunto Camilleri -. Dopo la celebrazione restava a lungo in raccoglimento per ringraziare il Signore con quello che lui chiamava “dialogo eucaristico”. Intendeva la sua attività come servizio alla Chiesa verso la quale aveva un rispetto che si traduceva sempre in obbedienza. Come sacerdote e specialmente come vescovo ha avuto momenti di sofferenza, ma con il suo silenzio esprimeva la sua unione con Gesù sofferente».
20 marzo 2023

