“Don Matteo”, da 20 anni in tv raccontando il Bene

Su Rai Uno la dodicesima edizione interpretata da Terence Hill, che si snoda sul filo dei dieci comandamenti. Per la prima puntata, 7 milioni di telespettatori

La bellezza di “Don Matteo”, oggi come vent’anni fa – a proposito, tanti auguri per questo importante anniversario – non sta tanto nell’acume con cui risolve i casi giudiziari. Il principale talento di Don Matteo non è nemmeno quello, tra l’altro indiscutibile, per il gioco degli scacchi ma è quello di saper leggere nel cuore delle persone, di osservare attentamente e comprendere a fondo le anime ferite che gli si fanno incontro. Altra virtù di Don Matteo è il suo farsi portatore di speranza, il suo saper parlare e agire d’amore, la sua fiducia per quel bene così poco raccontato in televisione, soprattutto da una serialità che facilmente spettacolarizza il suo contrario. Ultimo importante pregio di questo sacerdote entrato nelle case degli italiani nell’ormai lontano 2000 è saper comunicare con chiarezza e semplicità tutta la bellezza di Dio.

Lo fa da dodici stagioni, “Don Matteo”, col suo linguaggio popolare e scorrevole, certamente semplice e rilassante, disteso sulle colline e le incantevoli forme architettoniche umbre, condito dalle gag sempre spassose del grande Nino Frassica, dall’alba della serie suo compagno di viaggio nei panni del buffo e tenero maresciallo Cecchini. Dentro tanta leggerezza, però, Don Matteo – da sempre interpretato da Terence Hill – inserisce copiose e preziose riflessioni spirituali e sulla vita. Non ha smesso di farlo quando le sue pedalate in bicicletta si sono trasferite (nona stagione) dalla pietra antica di Gubbio a quella ugualmente meravigliosa di Spoleto; non ha cessato di mettere la sua intelligenza e la sua fede al servizio degli altri quando i capitani Anceschi (Flavio Insinna), Tommasi (Simone Montedoro) o Anna Olivieri (Maria Chiara Giannetta) si sono dati il cambio nel corso delle stagioni. Non smette di farlo ora, Don Matteo, nelle prime due puntate delle dieci che compongono la stagione in corso (dal 9 gennaio su Rai Uno), ognuna legata a uno dei dieci comandamenti: qui intesi come strada per l’armonia interiore, per la pace con noi stessi e con gli altri, come sapienza utile per tutti, anche per i non credenti.

Il titolo della prima puntata, “Non avrai altro Dio all’infuori di me”, è ben spiegato dalle parole che Don Matteo offre a un padre oppresso dal senso di colpa per non aver individuato per tempo i problemi del figlio: «Il signore ha detto: “Non avrai altro Dio all’infuori di me”. Molti pensano che sia un atto di possesso, invece è un atto d’amore – spiega il sacerdote tv -. Lui ci vuole tutti per sé, per amarci follemente. E sai quest’amore folle cosa mi dà? Mi dà pace. La serenità di sapere che non sono Dio. Che c’è un padre che mi ama e che si prenderà sempre cura di me qualsiasi cosa succeda». La puntata ha confermato il grande successo di questa serie prodotta dalla Lux Vide in collaborazione con Rai Fiction: l’episodio è stato visto da circa 7.000.000 di spettatori, con uno share di poco superiore al 30%, e ha parlato anche dell’idolatria del denaro e della carriera, strumenti che se male adoperati possono rendere  schiavi e infelici. Tentazioni nelle quali è facile cadere, specialmente in un tempo difficile come il nostro; un tempo che Don Matteo osserva con attenzione, inserendo spesso l’attualità (anche dolorosa) nell’allegria di fondo della serie, posando delicatamente i suoi consigli spirituali tra le storie d’amore che procedono orizzontalmente tra una puntata e l’altra, tra la simpatia degli altri personaggi di contorno (la perpetua Natalina di Nathalie Guetta o il sagrestano Pippo di Francesco Scali) e tematiche più serie spesso legate ai giovani.

Accade anche nella seconda puntata di questa stagione, andata in onda ieri sera, 16 gennaio, il cui titolo, “Non nominare il nome di Dio invano”, non si limita al concetto di bestemmia: lo stesso Don Matteo nella puntata dice di aver «conosciuto bestemmiatori che erano innamorati di Dio» e aver visto «tanta gente pregare, ma il loro cuore era lontano». Si tocca il tema del rapporto tra Dio e i nostri progetti e desideri, di come facilmente ci arrabbiamo con Lui quando non si realizzano. Don Matteo ne parla con un’anima ferita, arrabbiata perché Dio non gli ha salvato la moglie malata: «Non so – ammette – perché non l’abbia salvata. È che le vie del Signore sono differenti dalle nostre. Però dove il nostro cuore è ferito e sanguina per un dolore grande come il tuo, è proprio lì, in quella ferita, che Gesù fa entrare la grazia, e questa grazia ti aiuterà a seguire la sua strada e a trovare un po’ di pace». Ecco un altro frammento di bellezza di Don Matteo: parole nutrienti per l’anima.

17 gennaio 2020