Dopo l’emergenza serve un’alleanza per il lavoro dignitoso

La presidente delle Acli Roma, sulle prospettive di fronte alla crisi in atto, invoca un patto che punti su innovazione e flessibilità

«Perché a nessuna persona manchi il lavoro e tutti siano giustamente pagati e possano godere della dignità del lavoro»: con queste parole Papa Francesco ci ha chiesto di pregare lo scorso 1° maggio. Purtroppo, in uno scenario già a tinte fosche, l’emergenza sanitaria ha fatto esplodere il dramma di un lavoro che per molti non è dignitoso, fatto di basse tutele e bassi salari e quindi l’emergenza è presto diventata anche sociale, economica e occupazionale.

A farne le spese soprattutto i lavoratori con tipologie contrattuali atipiche, le partite Iva, i precari, in particolare nel settore dello spettacolo, dello sport e del turismo, settori vitali per la nostra economia, che ancora oggi, nonostante i vari provvedimenti, devono ricevere nelle loro tasche gli aiuti previsti. Pensiamo a quante saracinesche resteranno ancora abbassate, a chi domani non sarà riuscito ad adeguarsi alle misure di prevenzione imposte, che richiedono investimenti e che pesano subito sulle spalle dei datori di lavoro, a fronte di un possibile successivo parziale recupero statale, ai piccoli artigiani, parrucchieri, estetiste, ma anche agli assistenti familiari, a chi lavorava a giornata o peggio ancora, in nero – situazione tanto deprecabile quanto innegabile –.

Tutti lavoratori, che pur vivendo magari una quotidianità problematica, non avevano in passato, prima della crisi sanitaria attuale, mai avuto necessità dei servizi di assistenza. Invece in tanti, tra loro, negli ultimi due mesi hanno bussato anche al nostro Segretariato sociale, chiedendo aiuto perché addirittura non riuscivano più a mettere niente in tavola per i figli. E questo ha prodotto un effetto devastante tanto sull’economia, sempre più a picco, quanto sul tessuto sociale, con nuovi poveri che si sommano alle persone in disagio estremo permanente, a causa di un sistema di welfare a groviera che lascia scoperte grandi fasce di bisogni, anche primari, ai quali stiamo cercando di rispondere, insieme a molte organizzazioni sociali del territorio, con prontezza, concretezza e in chiave di promozione umana.

L’emergenza Covid-19 è uno spartiacque e per guardare al futuro con speranza è certamente necessario ripartire dal lavoro dignitoso, e questo non può prescindere dalla formazione continua, dall’innovazione, dalla flessibilità – ad esempio sistematizzando lo smart working che in tanti hanno sperimentato in questo periodo – e dalla tutela della salute del lavoratore e della sua famiglia.

Noi stiamo cercando di fare la nostra parte con il percorso “Generiamo lavORO, un cantiere aperto” – che le Acli di Roma stanno portando avanti da tre anni insieme alla pastorale sociale della diocesi di Roma e a Cisl di Roma e Rieti, Confcooperative, Ucid Roma, Azione Cattolica Roma, Mlac Lazio, Mcl Roma e Centro Elis, con il sostegno della Camera di Commercio di Roma –, che ripartirà “a distanza” il 3 giugno. Un cantiere che coniuga una visione alta del lavoro con strumenti concreti, per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, nonostante questo momento di grande incertezza che inesorabilmente frena le nuove assunzioni.

Ma, in un momento così particolare come quello di questi giorni, è soprattutto la politica che deve assumersi le sue responsabilità, in una chiave che auspichiamo di lungimiranza, senza ripiegarsi sempre sulle soluzioni di emergenza. Per questo proponiamo una vera e propria “Alleanza per il lavoro dignitoso”, un Patto nel segno della sussidiarietà circolare tra tutti i soggetti interessati a contrastare la disoccupazione, l’inoccupazione, il lavoro nero e le forme di precariato, per mettere in cima a tutte le priorità il lavoro dignitoso, quale pilastro fondamentale per la crescita integrale e la tutela della dignità della persona e di tutta la comunità.

Investire sul lavoro che vale è sicuramente la via maestra per risalire la china. Non possiamo permetterci di ipotecare il nostro futuro e per questo dobbiamo impegnarci da subito in un’ottica di corresponsabilità.

* presidente Acli Roma e provincia

18 maggio 2020