“Dove sei?”, a Santa Lucia si ripercorre la storia della diocesi

Il vescovo ausiliare del settore Ovest, monsignor Paolo Selvadagi, ha incontrato i laici della XXXII prefettura. La testimonianza di un collaboratore di don Luigi Di Liegro

Entra nel vivo, anche nelle prefetture, il cammino dell’anno pastorale caratterizzato dalla domanda “Dove sei?”. Il punto d’arrivo, come indicato dal cardinale vicario Angelo De Donatis, sarà quello di «un nuovo esodo» per «ascoltare il grido della città». Dopo le varie riunioni di prefettura tra i sacerdoti, lo scorso 28 novembre sono stati coinvolti anche i laici della XXXII prefettura. Con il responsabile don Wladimiro Bogoni, hanno incontrato a Santa Lucia, al Clodio, il vescovo ausiliare per il settore Ovest, monsignor Paolo Selvadagi. Memoria, riconciliazione e ascolto del grido della città. La prima delle tre tappe è stata al centro della discussione. Nel corso dell’incontro, don Bogoni ha infatti descritto le tante iniziative di carità in cui si è espressa la fede dei cristiani di Roma negli ultimi 50 anni.

Il vescovo Selvadagi ha quindi ricordato la storia della Chiesa di Roma, sottolineando come lo sviluppo urbano (si è passati dai 200mila abitanti nel 1870 ai quasi tre milioni attuali) abbia trovato, nella struttura ecclesiastica, una organizzazione reattiva che ha adeguato il numero delle parrocchie all’incremento della popolazione (dalle 64 del primo dopoguerra alle 336 attuali). Importante, in questo senso, il lavoro svolto negli anni dal Pontificio Seminario Romano Maggiore e dall’Almo Collegio Capranica, cui sotto Pio XII – ha ricordato monsignor Selvadagi – si aggiunse l’aiuto delle congregazioni religiose, degli ordini e delle diocesi del Veneto e del Piemonte. Secondo il presule, fu con Giovanni XXIII e con l’istituzione del Vicariato che si avviò una presa di coscienza della dimensione diocesana romana, rafforzata in seguito attraverso il Concilio Vaticano II, l’impulso di Paolo VI e le esperienze del Convegno del 1974, il secondo Sinodo diocesano e la Missione cittadina in preparazione al Giubileo del 2000.

Padre Pietro Sulkowski, parroco di San Gioacchino in Prati, ha quindi letto la testimonianza di uno dei collaboratori di don Luigi Di Liegro, Franco Placidi, in occasione dell’organizzazione del Convegno diocesano del 1974; passato alla storia come quello sui mali di Roma. Placidi parlava di una Roma «che sembrava aver smarrito una sua precisa e creativa coscienza collettiva… tra la perdita di funzione del centro storico e il proliferare di quartieri dormitori». Il Convegno, ha ricordato padre Sulkowski, mise in evidenza la necessità di un ricompattamento della comunità cristiana e il bisogno di coerenza delle scelte politico-sociali dei cattolici romani. «Tra l’identificazione delle cause dei “mali di Roma” e l’individuazione di soluzioni – ha sottolineato il sacerdote -, significativi sono risultati gli impulsi concreti come lo sviluppo del coinvolgimento e della partecipazione di molti istituti religiosi e l’istituzione della Caritas diocesana, accompagnata dalla grande forza del volontariato».

Quelli tra il 1986 e il 1993 furono gli anni del Sinodo diocesano. Cesare Pinca, uno dei parrocchiani di San Gioacchino, ha ricordato come quell’incontro abbia influito sulla sua vita personale portandolo a un serio e costante impegno in parrocchia: «In quegli anni si è compiuto un cammino di maturazione della consapevolezza dell’identità di Roma come diocesi. Ne è scaturita la necessità di un progetto pastorale unitario, concretizzatosi con l’approvazione del Libro del Sinodo». L’incontro si è concluso con otto tavole rotonde per «far emergere i fatti – racconta Giuseppina Rabbito – che hanno reso i nostri quartieri Comunità di Dio, la Chiesa sognata e quella effettivamente concretizzatasi, per rallegrarsi degli obiettivi raggiunti e riprendere il cammino su aspetti che necessitano di ulteriore lavoro. Capire i bisogni concreti delle comunità vuol dire orientare il popolo di Dio con l’aiuto dello Spirito Santo a fare tesoro delle esperienze passate ed individuare gesti concreti per alleviare il dolore di chi ci circonda». (ha collaborato Giuseppina Rabbito)

 

3 dicembre 2018