È morto Bud Spencer. La sua ultima parola: «Grazie»

L’annuncio è stato dato dal filgio. Al Campidoglio, su richiesta della famiglia, verrà allestita la camera ardente per l’attore napoletano

L’annuncio è stato dato dal filgio. Al Campidoglio, su richiesta della famiglia, verrà allestita la camera ardente per l’attore napoletano

È morto ieri, 27 giugno, Bud Spencer, nome d’arte di Carlo Pedersoli. Aveva 86 anni. L’annuncio è stato dato dal figlio Giuseppe: «Papà è volato via serenamente alle 18.15. Non ha sofferto, aveva tutti noi accanto e la sua ultima parola è stata “grazie”». È stato protagonista di una carriera poliedrica. Film popolari ma anche thriller d’autore (“Quattro mosche di velluto grigio”) con Dario Argento, cinema d’autore con Ermanno Olmi e film di denuncia come “Torino nera” di Carlo Lizzani. L’ultima apparizione in tv era stata nel 2010 con “I delitti del cuoco”, fiction di Canale 5. E l’anno scorso era stato festeggiato a Napoli con una medaglia e una targa per la sua lunga carriera che gli aveva consegnato il sindaco De Magistris a Palazzo San Giacomo in nome della sua città.

Nel suo libro “Altrimenti mi arrabbio”, diventato cult in Germania, dove rimase in classifica per diverse settimane, Bud l’attore immaginava un dialogo con Carlo l’atleta. E un po’ si dispiaceva di non essere andato a fondo nello sport dove, grazie ad un fisico eccezionalmente dotato, avrebbe potuto fare piazza pulita degli avversari. Col suo vero nome, prodigio a scuola (si iscrisse all’università a 17 anni) ma soprattutto nel nuoto, è il primo italiano a infrangere la barriera del minuto nei 100 metri stile libero. Vince 11 titoli italiani, va alle Olimpiadi di Helsinki e fa vincere l’Italia ai Giochi del Mediterraneo del 1955 come centroboa nella squadra di pallanuoto.

Partecipa ai Giochi olimpici di Roma 1960 nel nuoto. Sposa Maria Amato, la figlia del grande produttore Peppino Amato, dalla quale ha due figli. Si lancia nel mondo della musica. Nel 1967 è il protagonista di “Dio perdona, io no” dove è il solo adatto alla parte di gigantesco e minaccioso partner del protagonista. Nasce il connubio con Mario Girotti ed i due decidono di cambiare i nomi. Pedersoli sceglie Bud (in onore della birra) e Spencer (ricordando l’attore Spencer Tracy). “Lo chiamavano Trinità” (1970) è un successo.

Poi altri 16 volte film. Tante esperienze, tanti successi, e anche un po’ di amarezza per i film considerati di serie B: «In Italia io e Terence Hill semplicemente non esistiamo – si lamentava negli ultimi anni – nonostante la grande popolarità che abbiamo anche oggi tra i bambini e i più giovani. Non ci hanno mai dato un premio, non ci invitano neppure ai festival». Dietro richiesta dei familiari, secondo quanto si apprende, domani sarà allestita in Campidoglio la camera ardente per Bud Spencer.

28 giugno 2016