Elezioni in Libano: appello del cardinale Rai alla partecipazione

Il patriarca di Antiochia dei Maroniti lo ha pronunciato nell’omelia di domenica 1° maggio: i libanesi chiamati ad approfittare del loro diritto di voto, «per dire al mondo quale Paese vogliono»

Si avvicina, per il Libano, l’appuntamento elettorale del 15 maggio, quando i libanesi si recheranno alle urne per eleggere i membri del Parlamento, per la prima volta dopo la rivolta popolare nazionale di fine 2019 e l’esplosione del porto di Beirut nell’agosto 2020, che ha ucciso più di 200 persone e raso al suolo diversi quartieri della Capitale. In una crisi economica senza freni, che ha visto scivolare nella povertà più di tre quarti della popolazione in poco più di due anni.

Un appello a partecipare «in maniera massiccia» alla consultazione elettorale è arrivato nei giorni scorsi dal cardinale Béchara Boutros Raï, patriarca di Antiochia dei Maroniti. Nell’omelia pronunciata domenica 1° maggio durante la solenne liturgia eucaristica da lui presieduta nel santuario di Nostra Signora di Harissa, informa l’Agenzia Fides, ha chiamato i libanesi a essere presenti non solo per tutelare il diritto all’autodeterminazione ma anche per sottrarre il futuro del Paese ai gruppi che puntano a provocare il collasso del Libano e a cancellare la sua identità storica.

La maggioranza dei libanesi, ha spiegato il patriarca, desidera vivere in «un Libano libero, democratico e neutrale», così come viene prospettato dalla Carta costituzionale e dalla stessa identità storica nazionale. Per questo tutti i libanesi sono chiamati ad approfittare del loro diritto di voto anche «per dire al mondo quale Libano vogliono» e far presente anche alle potenze globali e regionali che il popolo libanese rifiuta ogni disegno geopolitico volto a espropriare o mettere sotto ipoteca l’indipendenza della nazione libanese.

Dal cardinale anche il richiamo alla necessità di tutelare lo svolgimento ordinato delle ultime settimane di campagna elettorale, dopo i diversi incidenti che anche nelle ultime settimane hanno turbato la fragile tenuta dell’ordine sociale. In particolare, il recente naufragio di una imbarcazione di migranti siriani che tentavano di lasciare il Paese dei Cedri – tragedia consumatasi davanti alle coste a sud di Tripoli, che ha provocato decine di morti – ha scatenato manifestazioni di protesta nei confronti della marina militare libanese, accusata dai manifestanti di aver provocato l’affondamento dell’imbarcazione. Il patriarca ha chiesto al riguardo che il governo avvii «un’inchiesta trasparente e neutrale per determinare le responsabilità e porre fine a ogni dubbio e interrogativo» sorto intorno a quella tragedia del mare.

Il patriarca ha allargato poi il suo sguardo al mondo intero. «Stiamo attraversando un periodo pieno di incidenti sulla scena libanese, regionale e internazionale», ha detto, facendo riferimento alla guerra in Ucraina, agli scontri sulla spianata delle Moschee a Gerusalemme, alle incursioni israeliane in Siria e al riaccendersi delle tensioni lungo il confine tra Libano e Israele. «È necessario che quel fronte si calmi – ha aggiunto – affinché il Libano, con il patrocinio internazionale, possa riprendere i negoziati per la demarcazione del confine marittimo con Israele, così da poter estrarre petrolio e gas in un contesto pacifico».

3 maggio 2022