«Elia è nato morto, lo abbiamo amato con le sue fragilità»

Il racconto di Valentina che ha deciso di non abortire nonostante le malformazioni del figlio; e la storia di Miriam. I medici le avevano dato poche possibilità di sopravvivenza. Al Gemelli la “Giornata per la vita”

Testimoniare e servire la vita è il messaggio forte che il Centro per la pastorale familiare ha lanciato ieri sera, domenica 4 febbraio, dalla Chiesa Centrale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in occasione della 40ma edizione della Giornata per la vita che quest’anno ha avuto come tema “Il Vangelo della vita, gioia per il mondo”. Durante un incontro-testimonianza i vertici dell’Università cattolica e medici del Policlinico “Agostino Gemelli” hanno ribadito il loro costante impegno a servizio della vita raccontando le battaglie quotidiane per accogliere il dono di una nuova nascita.

Particolarmente commuoventi le testimonianze di due coppie di coniugi. Valentina e Simone hanno raccontato della decisione di portare a termine una gravidanza anche se al bambino erano state riscontrate gravi malformazioni. «Elia è nato morto – ha detto Valentina – ma lo abbiamo amato perché con le sue fragilità era nostro figlio. Se avessi deciso di abortire avrei ricordato quel momento con grande dolore». Antonio e Ilenia sono invece i genitori di Miriam. Anche alla piccola i medici avevano dato poche speranze di sopravvivenza perché aveva gravi problemi ma la bambina, seppur abbia dovuto subire un intervento al cuore appena nata, oggi è sana e sta bene.

Il momento di riflessione ha preceduto la celebrazione della Messa presieduta da monsignor Gianrico Ruzza, vescovo ausiliare del settore Centro e segretario generale del Vicariato di Roma. Il dramma dell’aborto e l’entrata in vigore della nuova legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento sono stati i temi maggiormente trattati durante la serata alla quale ha partecipato anche il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia accademia per la vita. Il dono della vita va accolto con un impegno quotidiano fino al suo termine naturale «un tema spinoso in una società che ha rimosso il senso ultimo dell’esistenza umana» ha affermato monsignor Andrea Manto, direttore del centro per la pastorale familiare.

Oggi c’è chi concepisce la morte come «uno spettro da esorcizzare – ha aggiunto – e vorrebbe una salvezza tecnologica o spera di neutralizzarla con le Dat». Ma le relazioni costruite durante tutta l’esistenza di un uomo «danno senso anche agli ultimi istanti ed è qualcosa che ha un valore preziosissimo per creare una società più umana». Manto ha spiegato che la diocesi di Roma è impegnata a tutto tondo a difesa della vita per fornire una testimonianza di servizio che passa anche attraverso le istituzioni come le case famiglie per ragazze madri salvate dall’aborto, l’impegno educativo affinché non venga «banalizzata la sessualità» e la famiglia sia sempre «il luogo a cui si guarda con fiducia e speranza».

Per monsignor Ruzza bisogna riportare l’uomo a capire e leggere «il valore della vita con chiarezza» a partire dai più giovani «invasi» dalla tristezza, dalla noia, dalla depressione e dallo scoraggiamento ma «noi dobbiamo permettere che la vita trionfi». Parlando della legge sul testamento biologico ha affermato che «la fatica sull’obiezione di coscienza la dice lunga sulla freddezza del cuore delle istituzioni sulle cure e sulla vivibilità. Le cure sono un fatto clinico ma soprattutto umanitario. La legge è da interpretare e speriamo ci possano essere criteri applicativi che rispettino il diritto del medico di fare obiezione di coscienza ma soprattutto il diritto della struttura sanitaria che laddove abbia un’aspirazione cattolica deve tutelare la vita fino all’ultimo».

Monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica Sacro Cuore, analizzando alcuni punti del messaggio dei vescovi per la Giornata della vita ha ribadito che oggi vengono messe in discussione tutte le relazioni a partire da quella uomo-donna. «È sempre più difficile realizzare quel dinamismo di amore reciproco che si apre alla vita – ha affermato –. Il difficile riconoscimento della complementarietà viene oscurato dalla cultura “gender”».

Rocco Bellantone, preside della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università cattolica del Sacro Cuore, ha spiegato che il suo lavoro di medico, oggi, «non sarebbe nulla se non riuscisse ad ottemperare al dovere di docente insegnando una coscienza della vita in un mondo in cui affrontiamo una battaglia per il fine vita e al medico cristiano si vorrebbe negare l’obiezione di coscienza». Al dramma degli aborti il policlinico Gemelli ha risposto «in modo scientifico, umano e solidale» con l’Hospice perinatale e centro cure palliative perinatali, come ha spiegato il direttore della struttura Giuseppe Noia.

5 febbraio 2018