Emergenza casa: «Subito risposte all’altezza della dignità delle persone»

L’appello di Caritas Roma, dopo la pubblicazione delle graduatorie delle famiglie in attesa di alloggio popolare: 18.608, per un totale di 50.034 persone. A fine 2022 erano 16.635. «Una città nella città». Il direttore Trincia: «Servono nuove forme di welfare»

«Una città nella città». Da Caritas Roma scelgono questa immagine per “raccontare” le 18.608 famiglie iscritte nelle graduatorie capitoline per l’edilizia popolare al 31 dicembre 2023, pubblicate nei giorni scorsi dal Campidoglio. In tutto, 50.034 persone. Alla fine del 2022, ricordano, le famiglie in lista erano 16.635: «In un anno l’aumento è stato del 12%». Persone che hanno forti difficoltà abitative, situazioni precarie, sono sotto sfratto o già sfrattate, che vivono in strada, risiedono in alloggi di fortuna, in case occupate, residence o roulotte. «Quella che vive in attesa – ribadiscono – è un’ulteriore città nella città, di dimensioni superiori a quelle dei capoluoghi di diverse province italiane. Nella lista dei primi mille richiedenti, inoltre, sorprende che ben 577 siano single, mentre sono 104 i nuclei composti da due sole persone».

Il direttore della Caritas diocesana Giustino Trincia parla della «drammaticità di certi affanni quotidiani della città, di tanti dei suoi abitanti», pronta a riemergere una volta calato il sipario sulle elezioni europee. «Non ci si può lamentare, preoccupare sì, se cresce il numero di coloro che non esercitano un diritto vitale per la democrazia, quello al voto – riflette -; quando però aspetti fondamentali della vita quotidiana, come l’abitare, il curare la propria salute, il lavorare per vivere dignitosamente, lo studiare e l’allevare i propri figli, subiscono la continua incertezza e l’assenza o la carenza di cura da parte di chi è preposto ad assicurare pari opportunità, allora si potrà comprendere, pur non giustificandolo, chi si ritrae dai priori diritti-doveri civili».

Molti, evidenziano da Caritas Roma, gli anziani in attesa di una casa popolare, soprattutto tra i single. «Rimangono in lista per molto tempo a causa della mancanza di alloggi adeguati. A loro, infatti, possono essere assegnati immobili di piccole dimensioni, cioè di massimo 50 mq, che nel patrimonio pubblico romano sono molto scarsi». Gran parte di questo patrimonio infatti risale agli anni ’70-’80, quando la media dei nuclei familiari era composta da cinque persone e si progettavano abitazioni corrispondenti. Locali che, attualmente, non possono essere assegnati a persone singole e per i quali è urgente una ristrutturazione.

Il Piano casa di Roma Capitale, riconosce Trincia, «è un segnale, ma da solo non basta. Occorrono nuove forme di welfare che partano dalla comunità per favorire al massimo forme di coabitazione, housing sociale, su base volontaria, tra più persone, che sappiano unire le generazioni e le esigenze: a Roma abbiamo 70mila studenti universitari fuori sede, “strozzati” da un mercato degli affitti che nel migliore dei casi chiede loro tra i 500 e i 600 euro al mese per poter utilizzare una camera, oltre ai costi per il condominio e alle varie utenze».

Per il direttore Caritas, «questo dell’abitare a Roma, è il principale problema e non più una emergenza, dato che persiste e si aggrava da ormai decenni, che offende la dignità di ogni essere umano. Se è vero che senza un lavoro mancano i presupposti per vivere dignitosamente è altrettanto vero che senza un alloggio accettabile si sta ancora peggio – aggiunge -. La Roma di cui celebriamo la bellezza e il boom dei flussi turistici, la capacità attrattiva di eventi artistici, culturali e sportivi di portata mondiale, non può continuare a chiudere gli occhi su questa umanità dolente. Tutto questo ci interpella profondamente anche come comunità di credenti nel Cristo Risorto e il Vangelo è pieno di indicazioni su come poter procedere per dare buona testimonianza nella condivisione, nell’animazione delle comunità, nella collaborazione con le istituzioni».

In questo ambito dell’abitare, «del diritto alla propria intimità, alla cura delle proprie relazioni più strette, al potersi riconoscere come persona tra le persone», è «indispensabile», nell’analisi di Trincia, «l’impegno comune delle diverse forze politiche, dei diversi poli di responsabilità istituzionale a livello locale, regionale e nazionale, perché è chiaro che occorre un piano straordinario di investimenti; dei diversi soggetti che vivono Roma, cioè i singoli cittadini, le comunità civili e religiose, i proprietari piccoli e grandi del vastissimo patrimonio immobiliare vuoto cioè sfitto o non utilizzato. «La risposta a questo complesso problema – conclude – spetta in primo luogo a una politica che riscopra cosa significa fare politica ma anche a ognuno di noi, perché il silenzio e l’omissione riguardano spesso molti abituati a essere solo spettatori, piuttosto che cittadini responsabili, titolari di diritti, doveri, poteri e responsabilità».

14 giugno 2024