Si è spento sabato 1° dicembre all’età di 63 anni, dopo una grave malattia, Ennio Fantastichini, «interprete di peso nel cinema italiano degli ultimi trent’anni», capace di abitare «con passo sicuro anche la fiction televisiva e il palcoscenico teatrale, suo primo amore». A ricordarlo così è Massimo Giraldi, presidente della Commissione nazionale valutazione film della Cei (Cnvf), che dell’attore originario di Gallese (Viterbo), dove era nato il 20 febbraio 1955, menziona anzitutto, «tra i primi ruoli importanti al cinema», i lavori al cinema con Giuseppe Bertolucci  – «”I cammelli” nel 1988» -e poi con Gianni Amelio. Proprio con Amelio l’attore ha girato “I ragazzi di via Panisperna”, sempre nel 1988, e poi nel ’90 “Porte aperte”, che lo fa conoscere al grande pubblico».

Pochi anni dopo, nel 1996, l’incontro con Paolo Virzì sul set di “Ferie d’agosto”: probabilmente, commenta Giraldi, «quello che contribuisce ad affermare la presenza di Fantastichini nel panorama nazionale». Successivamente «l’attore alterna commedie brillanti, mélo e anche istantanee drammatiche del nostro Paese, come nei film tv “Paolo Borsellino” e “Sacco e Vanzetti”, ricoprendo ruoli ogni volta differenti ma comunque sempre centrati e ben calibrati».

Da segnalare anche la collaborazione con Ferzan Özpetek per “Saturno contro” (2007) e “Mine vaganti” (2010), che gli permette di ottenere il David di Donatello come miglior attore non protagonista . Ancora, nel 2009 la collaborazione con Marco Risi per “Fortapàsc” e con Francesco Maselli per “Le ombre rosse”. Ha accompagnato poi l’esordio alla regia di Laura Morante con il suo film “Ciliegine” (2012) e quello di Claudio Amendola in “La mossa del pinguino” (2013).

Tra le ultime interpretazioni Giraldi segnala quella per “La stoffa dei sogni”, di Gianfranco Cabiddu, nel 2016. Quindi conclude: «Affrontando ruoli così diversi, Fantastichini ha mantenuto una linea professionale di sicura garanzia per lo spettatore. Pur non diventando mai un interprete di primissima fascia, la sua presenza offriva qualità e sostanza nelle opere interpretate. Era un punto di riferimento per il pubblico. Anche per questo lascia in tutti noi un ricordo di grande serietà professionale nonché di passione per il proprio lavoro».

3 dicembre 2018