Estate e coronavirus, vietato abbassare la guardia

La direttrice dell'Unità di Igiene ospedaliera del Gemelli Patrizia Laurenti fa il punto sulla situazione dei contagi. Sulla ripresa delle scuole: «Difficile ma non impossibile far rispettare le regole, soprattutto ai bambini più piccoli»

La stagione estiva, con il desiderio di spensieratezza che la caratterizza, non può essere un tempo in cui abbassare la guardia rispetto all’epidemia di Covid-19. Ad ammonire in tal senso è Patrizia Laurenti, direttrice dell’Unità operativa complessa di Igiene ospedaliera della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Ircss, che rivolgendosi in particolare ai più giovani, «capaci di sacrifici straordinari durante il lockdown», ammonisce: «Abbiate ancora un po’ di pazienza in questa estate particolare. Non mollate il rispetto delle poche attenzioni indicate, anzi, aiutateci a farle rispettare con pacatezza ma con fermezza». Peraltro, l’età mediana dei casi di Covid-19 – che si concentrano soprattutto al Nord Italia con Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto, Liguria e Toscana che contano l’80% del totale nazionale – è di 61 anni. Questo significa che «la metà dei casi ha un’età inferiore – sottolinea Laurenti -, a dire che anche i giovani-adulti possono risultare positivi al virus, più spesso asintomatici, ma comunque capaci di diffonderlo».

Considerando poi i report che l’Istituto superiore di sanità pubblica ogni 15 giorni, il medico del Gemelli osserva che se è vero che l’incidenza dei nuovi casi «a livello nazionale si attesta stabilmente, nella prima metà di luglio, intorno a 2-3 ogni 100mila abitanti, segno dell’efficacia delle attività di testing-tracing-tracking messe in atto dai servizi di Igiene pubblica sul territorio», è altrettanto vero che «l’emergere di nuovi focolai, legati sia a casi locali che a casi “importati”, suggerisce che il rischio di diffusione dell’infezione sia tuttora esistente, soprattutto in contesti favorenti la trasmissione». È quindi essenziale «continuare a rispettare le misure di contenimento e i protocolli di sicurezza, mantenendo un’attenta sorveglianza epidemiologica», ribadisce il medico del Gemelli. Quindi, ricorda «le misure di attenzione, che sono davvero semplici da attuare ma fondamentali per la tutela della salute pubblica: igienizzare spesso le mani, soprattutto dopo aver toccato superfici toccate da altri, e dopo aver tossito o starnutito». In primo luogo si tratta cioè di «rispettare una “etichetta respiratoria” – continua -, tossendo o starnutendo nell’incavo del gomito per evitare di diffondere i famigerati droplets, che possono viaggiare a velocità e pressione alte». Ancora, vanno «evitati gli assembramenti, all’aperto e soprattutto al chiuso», e va indossata «la mascherina sui mezzi pubblici e nei negozi, manipolandola sempre dai lacci e igienizzando le mani dopo averla collocata correttamente sul viso, coprendo il naso».

L’esperta, che è anche associata di Igiene generale e applicata alla facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica, guarda infine a settembre e alla ripresa delle scuole. «Sarà difficile ma non impossibile far rispettare le indicazioni, soprattutto ai bambini più piccoli, ma gli insegnanti hanno risorse infinite – sostiene -. Si potranno utilizzare approcci anche giocosi, consapevoli che ciò che un bambino apprende a scuola lo riporta poi a casa, amplificando così l’efficacia del messaggio». Di sicuro «il migliore alleato sarà il buon senso – dice ancora Laurenti -, specie laddove il distanziamento fisico potrà essere difficilmente attuabile. Incoraggio gli insegnanti ad approfittare di ogni momento buono per ventilare le aule aprendo spesso le finestre». Sarà poi importante «pulire spesso maniglie, tastiere e pulsanti sia con l’ausilio dei collaboratori scolastici, sia facendolo fare ai bambini stessi, a turno. Penso possa essere una proposta di Educazione civica», suggerisce Laurenti.

Da ultimo, l’appello del medico ai genitori: «Non mandate a scuola i vostri bambini se raffreddati o febbricitanti e vaccinateli contro l’influenza», infatti «solo limitando la diffusione dell’influenza stagionale proteggeremo le persone più fragili, garantiremo la certezza della diagnosi e non intaseremo i Pronto soccorso degli ospedali, che drammaticamente a febbraio hanno funzionato da amplificatori della diffusione del Covid». In merito al vaccino per il coronavirus, Laurenti riferisce che «il 20 luglio sono stati pubblicati i risultati preliminari della terza fase dello studio clinico al momento più avanzato nel percorso di sperimentazione», che potrà essere sviluppato, e poi prodotto, in Italia in collaborazione con l’Università di Oxford e per il quale «l’Italia ha opzionato milioni di dosi». Si tratta di «risultati molto promettenti in termini di efficacia e di sicurezza» ma «servono certamente ancora tempo e prudenza per consolidarli, tuttavia le prospettive sono incoraggianti», conclude.

24 luglio 2020