«Europa, superare l’individualismo per ritrovare la fiducia»

Una serata diocesana di riflessione sul discorso pronunciato dal Papa al Parlamento europeo. Il cardinale Vallini: «Un messaggio di speranza». L’economista Becchetti: «Ricreare una passione europea che ci porti oltre il guado in cui siamo»

«La vita è una terra intermedia in cui bisogna fidarsi. E quello europeo, appunto, non è un problema tecnico ma politico, di grado di fiducia». L’ha detto ieri sera, giovedì 11 dicembre, Leonardo Becchetti, economista e docente a Tor Vergata, intervenendo all’incontro che si è tenuto nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense sul discorso di Papa Francesco al Parlamento europeo. «L’uomo è un animale relazionale, la malattia dell’Europa e dell’homo oeconomicus è la solitudine, perché si ostina a comportarsi come un pesce che non vuole vivere nell’acqua delle relazioni», ha proseguito nel corso della riflessione, presieduta dal presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli. L’Europa «vecchia e stanca di cui parla il Papa – ha detto Becchetti – è quella dei giganti troppo più forti degli Stati e della società civile. Il nostro è un sistema a due gambe: da una parte, la mano invisibile del mercato, dall’altra, la mano invisibile delle istituzioni alle quali, forse, chiediamo troppo».

In un equilibrio di poteri «confinanti con imperi sconosciuti, la finanza ipertrofica e disfunzionale va rimessa al servizio dell’economia reale» con le «normative antiriciclaggio e la separazione tra banche commerciali e banche d’affari». Stretto nel «rischio di creare un mondo di ricchezze senza nazioni e nazioni senza ricchezza», l’homo oeconomicus, secondo Becchetti, è «socialmente dannoso» e portato al «riduzionismo antropologico». Il «fatto di sostanza – ha evidenziato – è che i cittadini di New York si fidano dell’Arkansas e mettono insieme le risorse senza assicurarsi che i bilanci siano positivi, in Europa non succede». Eppure «la razionalità nel noi è superiore e indispensabile», ha concluso l’economista, per «ricreare una passione europea che ci porti al di là del guado in mezzo al quale ci troviamo».

Di «paradosso dell’abuso del diritto umano» ha parlato, nel suo intervento, la giurista Maria Chiara Malaguti, docente alla Cattolica: «Abbiamo reso il diritto umano individualistico, concepito come particolarismo che parte dal presupposto del “contro”, basato sulla teoria della prestazione, nel nostro caso prettamente di carattere economicistico. Così, davanti all’individualismo, sorge la teoria dello scarto». Eppure, ha aggiunto, «l’Europa può dare al mondo la fiducia nella persona» e «valorizzare l’umanità in senso relazionale». Quello del Papa, secondo Enzo Moavero Milanesi, già ministro per le Politiche europee e docente alla Luiss Guido Carli, è stato «un discorso coraggioso e profondo perché il Parlamento europeo non è quello italiano e poteva anche essergli ostile, invece ha reagito con rispetto, ascolto e attenzione». Sulle «componenti spirituali» il Papa «edifica percorsi concreti» per uscire da quella «crisi europea figlia della coscienza di sapere che non si è più protagonisti assoluti». Ma l’Europa «può essere molto di più di ciò che appare». Se, da una parte, per sua natura comporta «la rinuncia alla sovranità individuale nelle istituzioni, dall’altra non avremmo alcune parti di legislazione, per esempio a tutela della salute e del consumatore, se non ci fosse l’Europa». E, ha aggiunto, «se vediamo l’Europa come famiglia di popoli, la tutela della famiglia è fondamentale». Tenendo a mente, ha concluso Milanesi, che «per ritrovare spirito di condivisione non servono pugni sul tavolo ma mani tese».

A conclusione dell’incontro è intervenuto il cardinale vicario Agostino Vallini, definendo il discorso del Papa «un testo coraggioso, di verità, che fa pensare. Noi cittadini europei abbiamo bisogno di riflettere molto sul nostro futuro, non si può fare a meno dell’Europa. Quello del Papa è un messaggio di forte speranza e incoraggiamento ma anche una provocazione. Un invito a superare quell’individualismo che porta poi alla solitudine. L’uomo senza relazioni – ha concluso il cardinale – coltiva sfiducia, tristezza. Eppure, come dice il Papa, siamo dotati per natura di dignità trascendente».

12 dicembre 2014