Facchetti: Mondiali di calcio femminile, l’Italia ha fatto il possibile

Per l’opinionista la squadra di Milena Bertolini ha fatto vedere cose positive. «Nel nostro Paese manca per le donne il passaggio al professionismo»

Olanda batte Italia 2-0 ai quarti di finale del Mondiale femminile in Francia. Nel caldo di Valenciennes, sabato 29 giugno alle 15 (orario molto criticato) inizia la partita delle Azzurre contro le Oranje. Grande tifo. Magliette e facce dipinte con i colori delle squadre per uomini, donne e anche bambini. Questo è il calcio che ci piace. Dopo 20 anni la nazionale femminile arriva ai quarti di finale contro le campionesse d’Europa ed entra tra le otto squadre migliori al mondo», dice Gianfelice Facchetti, ospite fisso con la rubrica “Facchetti Football Club” a “La Domenica Sportiva”, scrittore, drammaturgo, regista e attore. Figlio di Giacinto, campione dell’Inter e della nazionale, vissuto nel calcio da sempre.

Un primo tempo alla pari con tre occasioni di gol perse per l’Italia a opera delle due Valentina: due della Bergamaschi e una della Giacinti. Il portiere Laura Giuliani fa del suo meglio ma nel secondo tempo subisce due gol: uno di Vivianne Miedema e l’altro di Stefanie van der Gragt. La nazionale azzurra lotta fino all’ultimo minuto di recupero nonostante la stanchezza. «In tutta la storia di questo mondiale vedo aspetti positivi – afferma Facchetti -. Arrivare ai quarti in un girone di ferro è segno di ripresa. L’Italia ha battuto squadre come Australia e Cina, ha tenuto testa alle campionesse d’Europa fino a 20 minuti dalla fine».

Come sono state le Azzurre in campo?
La squadra ha dato tutto il possibile. C’è una défaillance tecnica perché le olandesi sono più avanti. Ha avuto un ruolo anche il fatto che hanno l’abitudine a giocare più partite ad alti livelli. Gli incontri come quello di sabato si giocano sui dettagli. Le olandesi hanno avuto maggior lucidità. Dobbiamo considerare le tante cose positive che ci hanno regalato le ragazze e la c.t. Milena Bertolini.

Cosa manca in Italia?
L’aspetto culturale. In questi anni ci sono stati scivoloni e non è facile abbattere gli stereotipi. Il calcio femminile è uno spettacolo come l’altro, lo testimoniano i numeri all’estero. Poi manca il passaggio definitivo: quello dal dilettantismo al professionismo. Solo così un’atleta si può allenare come una sua collega in Germania o in Francia, senza ricorrere solo alla buona volontà. Nello stato attuale si incanalano le energie e sono tante le atlete davanti al bivio “gioco o lavoro”. Ci vorrà ancora tempo per equiparare gli stipendi a quelli degli uomini.

Il merito di questa squadra?
È evidente la consapevolezza e la volontà di cambiare lo stato attuale. Ho avuto la fortuna d’intervistare Milena Bertolini un anno e mezzo fa alla manifestazione “Sport Inzago”. Ho visto una persona competente, con la forza e la determinazione giuste per raggiungere certi traguardi. Unendo questi elementi le ragazze hanno creato un forte spirito di coesione. È mancato solo un pezzettino. Se con l’Olanda fossero arrivate al pareggio poteva capitare il miracolo.

Nel futuro?
Il calcio femminile in Italia si deve adeguare al cambiamento che il Mondiale ha portato e concretizzarlo attraverso un rinnovo delle regole. È l’evidenza dei fatti che lo richiede, insieme all’equiparazione con le altre squadre in Europa e non solo.

1° luglio 2019