Festa del libro, Khalifa racconta la sua Siria

Incontro all’Auditorium Parco della Musica con lo scrittore siriano vincitore della medaglia Naguib Mahfouz per la Letteratura. Aleppo «distrutta più volte ha sempre saputo rinascere»

«Non è possibile vivere senza speranza, neanche in Siria». È la convinzione di Khaled Khalifa, scrittore siriano originario di Aleppo, ospite ieri, domenica 18 marzo, alla Festa del Libro e della Letteratura in corso all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Un ottimismo forte, nonostante la situazione drammatica che si protrae in Siria da sette anni. «Una guerra che prima di essere tale è stata una rivoluzione» – sottolinea la giornalista di Repubblica Francesca Caferri, esperta della situazione siriana e moderatrice dell’evento – iniziata il 15 marzo 2011 «dai graffiti di protesta di alcuni giovani stanchi del regime».

Khalifa, che in quei giorni si trovava a Damasco, ricorda la sensazione di vero cambiamento che si respirava allora: «Si pensava non fosse più possibile nel mondo arabo che la situazione continuasse così com’era. Volevamo che il regime ascoltasse le rivendicazioni dei siriani e intraprendesse la strada verso un nuovo domani, in cui i diritti umani fossero rispettati e in cui tutti venissimo considerati uguali». Quello che è successo dopo è sotto gli occhi di tutti. E Khalifa, classe 1964, ha pagato di persona, come tanti altri, la sua opposizione al regime di Assad. Sei anni fa fu picchiato e ne uscì con la frattura a una mano. Nel 2006 era uscito il suo terzo romanzo, “Elogio dell’odio”, tradotto in 8 lingue, che lo aveva fatto conoscere in Italia.

Il prezzo pagato dai siriani per aver
espresso la volontà di uscire dall’oppressione del regime è estremo: dal 2011 ad oggi sono state stimate tra le 400.000 e le 500.000 vittime e 5.600.000 rifugiati, come riporta Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, senza contare l’altissimo numero di desaparecidos e i milioni di profughi interni. Il Paese, che prima della guerra aveva 21 milioni di abitanti, oggi registra 11 milioni di sfollati: più di un siriano su due ha dovuto lasciare la sua casa.

Il conflitto, attualmente in corso a nord nella zona curda e a Goutha, nella periferia di Damasco, sta infliggendo gravissimi danni alle infrastrutture civili: le scuole, gli ospedali e i campi vengono occupati e distrutti, le fogne e le centrali elettriche bombardate per ridurre alla miseria la popolazione. Una situazione molto complessa, denuncia Noury, a causa di una guerra che ha assunto un carattere internazionale, in cui ogni qualvolta un nuovo attore entra in scena aggiunge più problemi che soluzioni e nella quale la comunità internazionale ha una grande responsabilità.

Il pensiero è andato ieri ai tanti uomini e donne che pacificamente hanno continuato, anche a costo della vita, a chiedere verità, libertà e giustizia. «Quei primi mesi di manifestazioni – ricorda Khalifa – hanno mostrato la possibilità di una Siria completamente diversa, democratica, coraggiosa, che aspirava a rivestire il proprio ruolo all’interno dell’umanità. I siriani hanno dimostrato di essere un popolo capace di autogovernarsi come qualunque altro. Abbiamo vissuto in parte quel sogno ed è per questo che oggi lo abbiamo con ancora più forza».

Il libro “Non ci sono coltelli nelle cucine di questa città” (Bompiani), di cui si è parlato ieri all’Auditorium, gli è valsa la Medaglia Naguib Mahfouz per la Letteratura. Nasce dai vissuti personali dell’autore e aiuta a comprendere il clima degli anni precedenti alla guerra. È il racconto di una famiglia e di una città, Aleppo, con un percorso parallelo che vede gli effetti del regime penetrare quotidianamente in entrambe, disgregandole. Una storia in cui però continua ad esserci spazio, nonostante tutto, per l’amore e per la fiducia nel futuro. Khalifa ne vede l’emblema proprio nella città di Aleppo, dalla quale «si diffonde la speranza da sempre: tante volte durante la sua lunghissima storia è stata distrutta, da calamità naturali e politiche, e, rasa al suolo, ha sempre saputo rinascere». (Ro. Ca.)

 

19 marzo 2018