Fosse Ardeatine, monologo sul “pugilatore”

Il 30 maggio, nel Sacrario dove nel 1944 furono uccise 335 persone, lo spettacolo sull’ebreo Lazzaro Anticoli, tra le vittime. La sua storia rievocata da Alessio De Caprio

Sarà un evento eccezionale, quello di domani, 30 maggio, nel Sacrario delle Fosse Ardeatine: uno spettacolo teatrale porterà indietro di quasi ottant’anni, fino al 24 marzo del 1944. Quel giorno le truppe di occupazione tedesche trucidarono 335 persone in quel luogo, tra cui molte appartenenti alla comunità ebraica romana, come rappresaglia per l’attentato di via Rasella. La pièce racconterà una di quelle vittime: un pugile ebreo romano dilettante, di nome Lazzaro Anticoli, detto Bucefalo.

La sua storia sarà rievocata da Alessio De Caprio, autore, regista e interprete di Bucefalo il pugilatore: un monologo di forte impegno civile, teso e coinvolgente, che ripercorre l’amara sorte di un uomo comune dentro una pagina nera della storia. «Ma è anche il racconto – spiega De Caprio – della Roma ebraica degli anni ‘40, della prorompente vitalità di chi difendeva la propria vita con ogni mezzo contro l’odio e l’intolleranza di quegli anni». Aggiunge che «riuscire a portare questo lavoro alle Fosse Ardeatine significa essere dentro la memoria, non solo come spettatori ma come parte integrante del tessuto nervoso che la compone».

Ragionando su ciò che avviene quando una storia tanto drammatica vive nello scenario in cui è realmente accaduta, il protagonista commenta: «Accade che si supera la mera rappresentazione e inizia un processo perturbante in cui l’attore e lo spettatore entrano in una dimensione che include un terzo elemento fatto di emozioni e sensi». In Bucefalo il pugilatore il palcoscenico è un ring su cui si muove l’attore/narratore. Accanto a lui c’è un musicista, il maestro Fabio Raspa, che suona la fisarmonica. «Ho scelto questo strumento – spiega De Caprio – per la sua anatomia e le caratteristiche musicali. Mi serviva un suono che evocasse le atmosfere trasteverine di quegli anni, e che, soprattutto, incarnasse il respiro del personaggio ».

Lo spettacolo ha una scenografica che colpisce nella sua essenzialità. «L’ho costruita così – continua l’autore – per andare in scena dappertutto: un teatro lirico, una palestra, una scuola, una piazza». Col suo dialetto romanesco, i repertori audio e le musiche del tempo, Bucefalo sa essere dinamico e immersivo, rendendo vivida e toccante la tragedia di Lazzaro Anticoli, e con la sua quella delle altre vittime di quell’eccidio. Sa porsi al servizio di quella memoria a cui non va mai lesinata la cura. «Credo – conclude De Caprio – che la semplicità di questa storia sia utile a tutti per ricordarci l’importanza dell’amore e della vita stessa. Penso che una buona storia renda possibile un cambiamento».

29 maggio 2023