Francesco a seminaristi e sacerdoti: «Essere padri, non funzionari del sacro»

Il Papa ha incontrato gli studenti dei Pontifici collegi ecclesiastici di Roma. Ha raccomandato il vero discernimento davanti a Dio e una formazione umana e spirituale permanente

Il sacerdote deve essere un uomo sempre in cammino, un uomo in ascolto dello Spirito Santo e mai solo: avere l’umiltà di essere accompagnati. Lo ha detto Papa Francesco ai seminaristi e sacerdoti studenti nei Pontifici Collegi ecclesiastici a Roma, ricevuti il 16 marzo in udienza in Aula Paolo VI. In un dialogo profondo, e a volte scherzoso, Francesco, riferisce Vatican News, ha raccomandato il vero discernimento davanti a Dio e una formazione umana e spirituale permanente. Festosa l’accoglienza al Papa che, dopo il saluto del cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il Clero, ha iniziato a rispondere a cinque domande sulla formazione e sulla spiritualità sacerdotale. A leggere la prima domanda è un seminarista francese in rappresentanza degli europei: chiede al Papa come tenere insieme il ministero presbiterale con l’umiltà del sentirsi discepoli e missionari.

«Il sacerdote – risponde il Papa – deve essere un uomo sempre in cammino, un uomo in ascolto e mai solo: avere l’umiltà di essere accompagnati». Fondamentale importanza ha poi il discernimento per capire come andare avanti, ciò che va e ciò che non va. E questo Francesco lo spiega rispondendo alla seconda domanda letta da un seminarista africano proveniente dal Sudan. Due le condizioni per un vero discernimento: «Che si faccia nella preghiera, davanti a Dio, e che si faccia confrontandosi con un altro, una guida capace di ascoltare e di dare degli orientamenti. Quando non c’è discernimento nella vita sacerdotale – ha insistito il Papa – c’è rigidità e casistica. C’è l’incapacità di andare avanti. Tutto diventa chiuso, lo Spirito Santo non lavora». Il Papa raccomanda ai sacerdoti di prendere lo Spirito Santo come compagno di cammino e dice che spesso si ha paura dello Spirito Santo, che lo si vuole ingabbiare. Non basta essere buoni, ma vivere come se lo Spirito Santo non ci fosse.

Per salvaguardare l’equilibrio integrale del sacerdote lungo tutto il suo percorso di vita, «bisogna essere persone normali, umane, capaci di gioire con gli altri, di farsi qualche risata, di ascoltare in silenzio un malato, di consolare facendo una carezza. Bisogna essere padri, essere fecondi, dare vita agli altri». «Sacerdoti padri – conclude – non funzionari del sacro o impiegati di Dio». Dagli Usa un diacono chiede quali sono i tratti della spiritualità del sacerdote diocesano che non si rifà agli insegnamenti di un fondatore. Il Papa risponde con una parola: «diocesanità». E ciò significa che il sacerdote deve curare il rapporto con il proprio vescovo, anche se fosse un tipo difficile, con i suoi fratelli presbiteri e con la gente della sua parrocchia che sono i suoi figli.

«Se lavorerete su questi tre fronti –
assicura – diventerete santi». A rivolgere al Papa l’ultima domanda sulla formazione permanente è un sacerdote delle Filippine. Il Papa raccomanda di curare la propria formazione: umana, pastorale, spirituale, comunitaria. E dice che la formazione permanente “nasce dalla coscienza della propria debolezza. Importante è conoscere i propri limiti. Poi, immersi nella cultura contemporanea, chiedersi come si vive la comunicazione virtuale, come si usa il proprio cellulare, prepararsi ad affrontare le tentazioni sulla castità – che verranno, avverte Francesco – e poi guardarsi dalla superbia, dall’attrattiva dei soldi, del potere e delle comodità.

 

 

19 marzo 2018