Francesco a Setteville. La parrocchia perfetta? Quella che non chiacchiera

Il Papa ha visitato la comunità di Santa Maria: «La testimonianza cristiana si fa con la parola, con il cuore e con le mani»

Il Papa ha visitato la comunità di Santa Maria: «La testimonianza cristiana si fa con la parola, con il cuore e con le mani» 

Dopo la visita del marzo 2014 nella parrocchia di Santa Maria dell’Orazione, Papa Francesco, domenica 15, è tornato a Setteville, borgata di Guidonia ma diocesi di Roma per incontrare la comunità dell’altra parrocchia, quella di Santa Maria. Una comunità «di periferia ma anche in periferia il diavolo fa il suo lavoro» ha detto il parroco don Luigi Tedoldi nel suo ringraziamento al santo Padre al termine della Messa da dove, al posto della fontanella dei poveri che negli anni Settanta forniva l’acqua alle case che ne erano prive, c’è la parrocchia, “fonte” che offre l’acqua del Vangelo.

Una comunità viva, con circa 200 ragazzi tra i 15 e i 25 anni che frequentano l’oratorio, 8 comunità neocatecumenali e numerose vocazioni, sacerdotali e religiose. Il Papa è stato accolto da numerosi fedeli, dal cardinale vicario Agostino Vallini, dal vescovo ausiliare monsignor Di Tora e da don Luigi che da oltre vent’anni guida la comunità. Subito si è recato a visitare il viceparroco don Giuseppe Berardino, da oltre due anni malato di sclerosi laterale amiotrofica. Poi Francesco ha incontrato le varie realtà della parrocchia, a cominciare proprio dai giovani, con i quali si è intrattenuto per oltre mezz’ora: «La testimonianza cristiana si fa con la parola, con il cuore e con le mani» ha detto tra l’altro. Quindi ha sottolineato l’importanza di «parlare con i nonni, che sono la memoria e la saggezza della vita».

Il Pontefice ha anche incontrato alcuni malati, i 45 bambini battezzati nel corso del 2016, insieme ai loro genitori e un centinaio di fedeli che aiutano il parroco nell’opera pastorale. Poi, dopo aver salutato i sacerdoti e i seminaristi, il santo Padre si è spostato in sagrestia dove ha confessato una giovane coppia che accudisce il viceparroco, un giovane del percorso post-cresima ed il padre di un bambino ammalato.

Durante la Messa, il Papa ha pronunciato la sua omelia a braccio, commentando il brano del Vangelo di Giovanni in cui il Battista rende testimonianza a Gesù. «Alcuni discepoli, sentendo questa testimonianza seguirono Gesù. E sono rimasti contenti: “Abbiamo trovato il Messia”, hanno sentito la presenza di Gesù. Ma perché lo hanno incontrato? Perché c’è stato un testimone. Così accade nella nostra vita. Ci sono tanti cristiani che confessano che Gesù è Dio, tanti preti, tanti vescovi». Il Papa ha sottolineato che essere cristiani non è «un modo di vivere, essere tifoso di una squadra di calcio, o come avere una filosofia, dei comandamenti. Essere cristiano è prima di tutto dare testimonianza di Gesù. È quello che hanno fatto gli apostoli e per questo il cristianesimo è andato in tutto il mondo».

Francesco ha ricordato che «non avevano fatto un corso, non sono andati all’università. Hanno sentito lo Spirito dentro di loro e ne hanno seguito l’ispirazione». Eppure, «erano peccatori» perché «essere testimoni non significa essere santi». Significa essere «un povero uomo, una povera donna» che però riconosce che «Gesù è il Signore e cerco di fare il bene, di correggere la mia vita, di andare per la strada giusta». Quindi testimoni e peccatori. Ma non chiacchieroni: è questo il proposito che il Papa ha chiesto di fare alla comunità di Setteville: «Gli apostoli erano peccatori ma leggendo il Vangelo non ne ho trovato uno: non erano chiacchieroni, non parlavano male degli altri», non avevano «questo peccato di togliere la pelle l’uno all’altro, di sparlare, di credersi superiori e parlar male di nascosto. Dove ci sono chiacchiere – ha ribadito il Papa – non c’è la capacità di dare testimonianza. Volete la parrocchia perfetta? Niente chiacchiere, niente. Questo è il segno che lo Spirito Santo è in una parrocchia».

16 gennaio 2017