Francesco al popolo birmano: «Per favore non perdete la speranza»

All’altare della Cattedra la Messa per il Myanmar e l’invito a «tenere lo sguardo alto verso il cielo mentre sulla terra si combatte e si sparge il sangue innocente»

«La pace è possibile ed è l’unica strada». Il sacerdote Bosco Mung Sawng ha concluso così il suo ringraziamento a Papa Francesco per aver voluto celebrare la Messa all’altare della Cattedra nella basilica vaticana per la comunità birmana. Una preghiera che giunge dopo i ripetuti appelli lanciati dal pontefice per chiedere la fine della repressione in Myanmar. Una celebrazione che ha visto la proclamazione della prima e della seconda lettura in birmano, come pure alcuni canti, mentre alla preghiera dei fedeli si è chiesto che soprattutto i giovani del Myanmar abbiano il coraggio di costruire un futuro di speranza basato sul bene comune.

Messa per il Myanmar, Papa Francesco, 16 maggio 2021«Carissimi fratelli e sorelle, oggi voglio portare sull’altare del Signore le sofferenze del vostro popolo e pregare con voi perché Dio converta i cuori di tutti alla pace. La preghiera di Gesù ci aiuti a custodire la fede anche nei momenti difficili, a essere costruttori di unità, a rischiare la vita per la verità del Vangelo. Per favore non perdete la speranza». Con queste parole il Papa ha concluso la sua omelia, sviluppata intorno alla parola “custodire”: la fede, l’unità, la verità. «Mentre il vostro amato Paese, il Myanmar, è segnato dalla violenza, dal conflitto, dalla repressione, ci domandiamo: cosa siamo chiamati a custodire? In primo luogo – ha detto -, custodire la fede», per «non soccombere al dolore e non precipitare nella rassegnazione di chi non vede più una via d’uscita». Francesco ha invitato a «tenere lo sguardo alto verso il cielo mentre sulla terra si combatte e si sparge il sangue innocente», a «non cedere alla logica dell’odio e della vendetta ma restare con lo sguardo rivolto a quel Dio dell’amore che ci chiama a essere fratelli tra di noi».

Messa per il Myanmar, Papa Francesco, 16 maggio 2021Poi l’unità: «Questa è una malattia mortale: la divisione – le parole di Francesco -. La  sperimentiamo nel nostro cuore, perché spesso siamo divisi anche in noi stessi; la sperimentiamo nelle famiglie, nelle comunità, tra i popoli, perfino nella Chiesa. Sono tanti i peccati contro l’unità: le invidie, le gelosie, la ricerca di interessi personali invece che del bene di tutti, i giudizi contro gli altri. E questi piccoli conflitti che ci sono tra di noi si riflettono poi nei grandi conflitti, come quello che vive in questi giorni il vostro Paese. Quando gli interessi di parte, la sete di profitto e di potere prendono il sopravvento, scoppiano sempre scontri e divisioni». Invece, «quanto bisogno c’è, soprattutto oggi, di fraternità! So che alcune situazioni politiche e sociali sono più grandi di voi ma l’impegno per la pace e la fraternità nasce sempre dal basso: ciascuno, nel piccolo, può fare la sua parte». E «siamo chiamati a farlo, anche come Chiesa: promuoviamo il dialogo, il rispetto per l’altro, la custodia del fratello, la comunione! E non lasciamo entrare nella Chiesa la logica dei partiti, la logica che divide, la logica che mette al centro ognuno di noi, scartando gli altri. Questo distrugge: distrugge la famiglia, distrugge la Chiesa, distrugge la società, distrugge noi stessi».

Messa per il Myanmar, Papa Francesco, 16 maggio 2021Infine, «custodire la verità non significa difendere delle idee, diventare guardiani di un sistema di dottrine e di dogmi, ma restare legati a Cristo ed essere consacrati al suo Vangelo» che «significa essere profeti in tutte le situazioni della vita, essere cioè consacrati al Vangelo e diventarne testimoni anche quando questo costa il prezzo di andare controcorrente. A volte, noi cristiani cerchiamo il compromesso, ma il Vangelo ci chiede di essere nella verità e per la verità, donando la vita per gli altri. E dove c’è guerra, violenza, odio, essere fedeli al Vangelo e artigiani di pace significa impegnarsi, anche attraverso le scelte sociali e politiche, rischiando la vita. Solo così le cose possono cambiare. Il Signore non ha bisogno di gente tiepida – ha concluso il Papa – ci vuole consacrati nella verità e nella bellezza del Vangelo, perché possiamo testimoniare la gioia del Regno di Dio anche nella notte buia del dolore e quando il male sembra più forte».

17 maggio 2021