Francesco alla Fao: La “politica dell’altro”, per debellare la fame

L’udienza ai partecipanti alla 39ma Conferenza: l’invito a garantire l’accesso al cibo e all’acqua, in difesa della sicurezza alimentare

L’udienza ai partecipanti alla 39ma Conferenza: l’invito a garantire l’accesso al cibo e all’acqua, in difesa della sicurezza alimentare

«L’accesso al cibo necessario è un diritto di tutti, perché i diritti non consentono esclusioni». Francesco ha ammonito con parole ferme i partecipanti alla 39ma Conferenza della Fao, ricevuti in udienza ieri, giovedì 11 giugno, nella Sala Clementina, rinnovando l’invito a «debellare la fame e prevenire qualsiasi forma di malnutrizione, in tutto il mondo». Di fronte alla miseria di tanti, è la denuncia del Papa, «penso a volte che l’argomento della fame e dello sviluppo agricolo sia oggi diventato uno dei tanti problemi in questo tempo di crisi. Eppure vediamo ovunque crescere il numero di chi con fatica accede a pasti regolari e sani». Invece di agire però «preferiamo delegare, e delegare a tutti i livelli. E pensiamo: ci sarà qualcuno che se ne occuperà, magari un altro Paese, o quel Governo, quella Organizzazione internazionale».

Non basta, per il Santo Padre, fare il punto sulla nutrizione nel mondo, «anche se aggiornare i dati è necessario, perché ci mostra la dura realtà». Certo, «può consolarci sapere che quel miliardo e 200 milioni di affamati del 1992 si è ridotto, anche con una popolazione mondiale in crescita. Serve a poco, però, prendere atto dei numeri o anche progettare una serie d’impegni concreti e di raccomandazioni da applicare alle politiche e agli investimenti, se tralasciamo l’obbligo di debellare la fame e prevenire qualsiasi forma di malnutrizione, in tutto il mondo». La riflessione del pontefice ha toccato anche il ruolo del mercato, evidenziando come dal 2008 il prezzo dei prodotti alimentari abbia modificato il suo andamento, ma sempre con valori alti. «Prezzi così volatili impediscono ai più poveri di fare programmi o di contare su una nutrizione anche minima», ha denunciato. E «le cause sono tante». A cominciare dalla speculazione finanziaria.

La proposta allora è provare a «percorrere un’altra strada convincendoci che i prodotti della terra hanno un valore sacro, perché sono frutto del lavoro quotidiano di persone, famiglie, comunità di contadini. Un lavoro spesso dominato da incertezze, preoccupazioni per le condizioni climatiche, ansie per le possibili distruzioni del raccolto». Lo sviluppo agricolo, per il Papa, deve essere «al centro dell’attività economica», per rafforzare «le capacità delle popolazioni di fronteggiare le crisi» e «puntare a standard di vita dignitosi». Per vincere la fame però, ha ribadito, serve «la politica dell’altro», vale a dire, la scelta di ricollocare «nel cuore delle relazioni internazionali la solidarietà, trasportandola dal vocabolario alle scelte della politica». Andando oltre gli aiuti emergenziali, che «non bastano e non sempre finiscono nelle mani giuste». Se tutti gli Stati membri, ha osservato ancora il pontefice davanti ai delegati Fao, «operano per l’altro, i consensi all’azione della Fao non tarderanno ad arrivare e anzi se ne riscoprirà la funzione originaria, quel “Fiat panis” che è inserito nel suo emblema».

Da Francesco anche un’esortazione a educare a una «corretta alimentazione», declinandola secondo le diverse condizioni geografiche, ma soprattutto a garantire a tutti l’accesso all’acqua, già oggetto di conflitti «che in prospettiva aumenteranno». Non basta, ha ammonito il Papa, «affermare che esiste un diritto all’acqua senza agire per rendere sostenibile il consumo di questo bene-risorsa e per eliminare ogni spreco». ha ammonito Partendo dal suo valore simbolico, riconosciuto da molte religioni e culture, «la Fao può contribuire a rivedere modelli di comportamento per garantire, oggi e in futuro, che tutti possano accedere all’acqua indispensabile alle necessità e alle attività agricole», nella consapevolezza che «le soluzioni tecniche non sono utili se dimenticano la centralità della persona umana che è la misura di ogni diritto».

Altro capitolo dell’agenda proposta dal del Papa ai delegati Fao: l’utilizzo dei terreni. «Preoccupa sempre più – la denuncia di Francesco – l’accaparramento delle terre coltivabili da parte di imprese transnazionali e di Stati che non solo priva gli agricoltori di un bene essenziale, ma intacca direttamente la sovranità dei Paesi». Come preoccupa la situazione delle donne, «che in molte zone non possono possedere i terreni che lavorano, con una disparità di diritti che impedisce la serenità della vita familiare perché si rischia da un momento all’altro di perdere il campo». Di qui l’invito alla Fao a rafforzare «il partenariato e i progetti a favore delle aziende familiari», stimolando gli Stati a «regolare equamente l’uso e la proprietà della terra», per eliminare le disuguaglianze.

L’obiettivo indicato da Francesco è la sicurezza alimentare. «Lavoriamo – ha esortato – per armonizzare le differenze e uniamo gli sforzi, così non leggeremo più che la sicurezza alimentare per il Nord significa eliminare grassi e favorire il movimento e per il Sud procurarsi almeno un pasto al giorno». Ma il cambiamento deve partire «dalla nostra quotidianità: i nostri piccoli gesti possono garantire la sostenibilità e il futuro della famiglia umana». L’esortazione finale: «Continuiamo la lotta alla fame senza secondi fini». Le proiezioni della Fao dicono che entro il 2050, con 9 miliardi di abitanti sul pianeta, la produzione deve aumentare e addirittura raddoppiare. «Invece di impressionarci di fronte ai dati, modifichiamo il nostro rapporto con le risorse naturali, l’uso dei terreni; modifichiamo i consumi, senza cadere nella schiavitù del consumismo; eliminiamo lo sperpero e così sconfiggeremo la fame».

12 giugno 2015