Francesco ha ordinato tre nuovi nunzi apostolici

Si tratta di Waldemar Stanisław Sommertag, Alfred Xuereb, prelato segretario generale della Segreteria per l’economia, e José Avelino Bettancourt capo del Protocollo della Segreteria di Stato

«Riflettete che siete stati scelti fra gli uomini e per gli uomini, siete stati costituiti nelle cose che riguardano Dio». Nella solennità di san Giuseppe ieri, 19 marzo, nella basilica di San Pietro Papa Francesco ha conferito l’ordinazione episcopale a tre nuovi nunzi apostolici. Il primo è monsignor Waldemar Stanislaw Sommertag, della diocesi di Pelplin (Polonia), nominato nunzio apostolico in Nicaragua. Gli altri due appartengono entrambi alla Curia romana: si tratta di monsignor Alfred Xuereb, già secondo segretario particolare di Benedetto XVI e per alcuni mesi anche di Papa Francesco,  prelato segretario generale della Segreteria per l’economia, che va alla nunziatura apostolica di Seul, in Corea del Sud, e di monsignor José Avelino Bettencourt, attuale capo del Protocollo della Segreteria di Stato, che guiderà la rappresentanza pontificia in Armenia e Georgia.

A loro il pontefice ha ricordato che “episcopato” «è il nome di un servizio non di un onore». Al vescovo, ha evidenziato, «compete più il servire che il dominare, secondo il comandamento del Maestro: “Chi è il più grande tra voi, diventi come il più piccolo. E chi governa, come colui che serve”». Nessuno spazio dunque «per gli affari» né «per la mondanità o per la politica», ha proseguito parlando a braccio. «Sempre in servizio, sempre», l’invito di Francesco, che poi ha aggiunto: «Fuggite dalla tentazione di diventare principi».

Primo compito del vescovo, per il Papa, è la preghiera. «Un vescovo che non prega non compie il suo dovere, non riempie la sua vocazione». Francesco ha commentato così le esortazioni contenute nel rito dell’ordinazione: «Annunciate la Parola in ogni occasione: opportuna e non opportuna. Ammonite, rimproverate, esortate con ogni magnanimità e dottrina. E mediante l’orazione e l’offerta del sacrificio per il vostro popolo, attingete dalla pienezza della santità di Cristo la multiforme ricchezza della divina grazia». Proseguendo a braccio, ha spiegato che «quando le vedove sono andate dagli apostoli a lamentarsi perché non si preoccupavano tanto di loro, con la forza dello Spirito Santo hanno inventato il diaconato. E Pietro, quando spiega questo, dice: “A noi la preghiera e l’annunzio della Parola”. Primo compito del vescovo è la preghiera».

Ancora, ai nuovi presuli il Santo Padre ha raccomandato la vicinanza ai presbiteri: «Che possano trovare il vescovo lo stesso giorno o al massimo il giorno dopo nel quale lo cercano». L’invito: «Nella Chiesa a voi affidata siate fedeli custodi e dispensatori dei misteri di Cristo, posti dal Padre a capo della sua famiglia seguite sempre l’esempio del Buon Pastore, che conosce le sue pecore, da esse è conosciuto e per esse non ha esitato a dare la vita». Quindi l’invito ad amare «con amore di padre e di fratello tutti coloro che Dio vi affida». A cominciare dai presbiteri e dai diaconi – «sono i vostri collaboratori» – per continuare con «i poveri, gli indifesi e quanti hanno bisogno di accoglienza e di aiuto».

Nelle parole del Papa anche l’invito a esortare i fedeli «a cooperare all’impegno apostolico e ascoltateli volentieri» e ad avere «viva attenzione» anche verso «quanti non appartengono all’unico ovile di Cristo, perché essi pure vi sono stati affidati nel Signore». Ancora, sulla base del rito: «Ricordatevi che nella Chiesa cattolica, radunata nel vincolo della carità siete uniti al Collegio dei vescovi e dovete portare in voi la sollecitudine di tutte le Chiese, soccorrendo generosamente quelle che sono più bisognose di aiuto. E vegliate con amore su tutto il gregge nel quale lo Spirito Santo vi pone a reggere la Chiesa di Dio. Vegliate nel nome del Padre, del quale rendete presente l’immagine; nel nome di Gesù Cristo, suo Figlio, dal quale siete costituiti maestri, sacerdoti e pastori. Nel nome dello Spirito Santo che dà vita alla Chiesa e con la sua potenza sostiene la nostra debolezza. Così sia!».

20 marzo 2018